09/07/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Con i Mondiali ormai alla fine, il Paese si interroga su cosa fare degli stadi. Ingombranti e costosi

Lo stadio Moses Mabhida di Durban, in costruzione

Dopo quasi un mese di sbornia calcistica, il Mondiale sudafricano volge al termine. Il Paese è ancora concentrato sulla finale di domenica sera al Soccer City di Johannesburg tra Olanda e Spagna (della finalina tra Uruguay e Germania interessa poco anche qui) ma già da lunedì prossimo il Sudafrica tornerà alla quotidianità di sempre. Con un problema in più da risolvere, ereditato dal Mondiale. Cosa fare dei dieci stadi che hanno ospitato la competizione?

Il Sudafrica ha speso circa due miliardi di euro per la costruzione di cinque nuovi impianti e il rinnovamento degli altri cinque già esistenti. Una spesa che le autorità avevano messo in conto per ospitare la competizione più ambita del pianeta. Quello che non era previsto era l'impossibilità (almeno finora) di trovare una destinazione d'uso futura per sei dei dieci impianti. Se infatti gli stadi di Pretoria, Bloemfontein ed Ellis Park (Johannesburg) sono utilizzati per le partite di rugby, e Soccer City ospiterà di tutto (dai concerti ai raduni evangelici, dai funerali ai matrimoni) per racimolare soldi, il futuro degli altri impianti appare molto meno certo. I costi di gestione complessivi (quelli sì, certi) ammonteranno a più di 16 milioni di euro l'anno, un'enormità per un Paese dove molte township sono ancora senza servizi di base e il tasso di disoccupazione è quasi al 30 percento.Il Green Point Stadium di Città del Capo

L'elefante bianco per antonomasia (come vengono chiamate qui le nostre "cattedrali nel deserto") rischia di essere lo stadio di Città del Capo, figlio delle pressioni della FIFA e di pessime scelte politiche. Costruito per i Mondiali, dopo che l'organizzazione guidata da Sepp Blatter aveva minacciato di retrocedere la città al ruolo di comprimaria se la competizione fosse stata ospitata nel già esistente stadio di Athlone, il Green Point Stadium non ha futuro. A parte qualche sporadico concerto, finora l'amministrazione non è stata in grado di assicurare al "mostro" alcuna destinazione: le squadre di rugby hanno declinato l'invito, rifiutandosi di abbandonare il loro stadio di Newlands, mentre quelle di calcio giocherebbero troppo lontano dalle township, il loro bacino d'utenza privilegiato. Senza contare che il campionato sudafricano non gode di grande seguito allo stadio, e riempire un impianto da più di 60.000 posti sarebbe comunque problematico. Il progetto iniziale, quello scartato su pressioni della FIFA, prevedeva invece l'ampliamento dello stadio di Athlone, situato a metà strada tra il centro città e le township. In un Paese che ha disperatamente bisogno di luoghi di aggregazione comuni, la scelta di Athlone avrebbe permesso di creare uno spazio condiviso tra le varie comunità della città (bianchi, coloured e neri) oltre che di risparmiare un sacco di soldi. Ma in tempi di Mondiali, si sa, il buon senso non è mai di casa.

La situazione non è migliore nelle città più piccole come Nelspruit e Polokwane. In quest'ultimo caso, il nuovo stadio per i Mondiali è stato costruito esattamente a fianco a quello precedente (non sarebbe stato meglio ampliarlo?), mentre quello di Nelspruit sorge a fianco di una township che da più di vent'anni attende l'allacciamento di luce e acqua corrente. Va da sé che, nell'impianto, entrambi i servizi sono a regola d'arte. Per non parlare dello stadio di Durban, "l'astronave" bianca sormontata da un arco che ha ospitato la semifinale tra Germania e Spagna. Anche in questo caso, le squadre rugby e calcio non lo useranno. Che fare? Nel 2002 la Corea del Sud ebbe il coraggio di smantellare lo stadio di Dongdaemun dopo la competizione, per non dover pagare gli esorbitanti costi di gestione. Il Sudafrica farà lo stesso? Difficile, perché una scelta del genere vorrebbe dire sconfessare ufficialmente le precedenti amministrazioni e il Mondiale stesso. Gli stadi rimarranno dove sono, con i loro costi e le loro avveniristiche strutture. Per poterci un giorno ricordare che, tanti anni fa, il Sudafrica fu per un mese al centro del mondo.

Matteo Fagotto

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità