30/09/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



L'ex Segretario di Stato parla per la prima volta del conflitto più umiliante nella storia degli States. "Gli Stati Uniti volevano il compromesso. Hanoi la vittoria" ha detto.

"La maggior parte delle cose che sono andate storte in Vietnam sono state dovute a noi stessi. A cominciare dal fatto di aver sottovalutato la tenacia dei leader nord-vietnamiti". Henry Kissinger, ex Segretario di Stato di Richard Nixon, e principale ideatore della politica statunitense nel Vietnam durante anni più bui della guerra, ritorna a parlare della guerra più umiliante nella storia degli Usa.

Lo ha fatto, a 35 anni dalla fine del conflitto, ad una conferenza del Dipartimento di Stato sulla storia del coinvolgimento degli Usa nel sud-est asiatico, con una sorta di lista degli errori di valutazione dell'amministrazione e dei vertici militari del Pentagono a partire da quello che l'ex super consigliere ha reputato il maggiore: l'obiettivo. "Preservare uno Stato sud-vietnamita indipendente e vitale - ha sostenuto Kissinger - era una soluzione irraggiungibile e il nostro avversario è stato inflessibile". Poi una battuta che poco ha lasciato all'immaginazione e che, in parte, è suonata come l'ammissione di un'errore: "L'America voleva un compromesso. Hanoi voleva la vittoria" ha chiosato.
L'attuale Segretario di Stato Hillary Clinton, presente all'incontro, ha ricordato come in quegli anni da studentessa universitaria partecipò a più di un sit-in di opposizione a una guerra che ha influenzato la visione del mondo da parte della sua generazione.

Il conflitto in Vietnam, consumatosi tra il 1961 e il 1975, costò agli Stati Uniti la vita di più di 58.000 militari.

 

Categoria: Guerra, Politica, Storia, Armi
Luogo: Stati Uniti