"La maggior parte delle cose che sono andate storte in Vietnam sono state dovute a noi stessi. A cominciare dal fatto di aver sottovalutato la tenacia dei leader nord-vietnamiti". Henry Kissinger, ex Segretario di Stato di Richard Nixon, e principale ideatore della politica statunitense nel Vietnam durante anni più bui della guerra, ritorna a parlare della guerra più umiliante nella storia degli Usa.
Lo ha fatto, a 35 anni dalla fine del conflitto, ad una conferenza del Dipartimento di Stato sulla storia del coinvolgimento degli Usa nel sud-est asiatico, con una sorta di lista degli errori di valutazione dell'amministrazione e dei vertici militari del Pentagono a partire da quello che l'ex super consigliere ha reputato il maggiore: l'obiettivo. "Preservare uno Stato sud-vietnamita indipendente e vitale - ha sostenuto Kissinger - era una soluzione irraggiungibile e il nostro avversario è stato inflessibile". Poi una battuta che poco ha lasciato all'immaginazione e che, in parte, è suonata come l'ammissione di un'errore: "L'America voleva un compromesso. Hanoi voleva la vittoria" ha chiosato.
L'attuale Segretario di Stato Hillary Clinton, presente all'incontro, ha ricordato come in quegli anni da studentessa universitaria partecipò a più di un sit-in di opposizione a una guerra che ha influenzato la visione del mondo da parte della sua generazione.
Il conflitto in Vietnam, consumatosi tra il 1961 e il 1975, costò agli Stati Uniti la vita di più di 58.000 militari.