Nel contesto attuale l'Africa appare in chiaroscuro: successi, non sempre duraturi, si alternano a crisi, talvolta profonde. La debolezza risiede nel cronico sottosviluppo, nell'instabilità e nelle carenze strutturali di gran parte degli Stati, corrosi dalla corruzione e dalla pressione demografica.
Esistono diverse teorie sulle ragioni per cui il continente africano sia stato lasciato indietro economicamente, ma il dibattito su questo argometo si è spesso trasformato in un gioco di accuse.
L'Alleanza globale per la lotta alla malnutrizione (Gain) è una fondazione che aiuta partner sia pubblici che privati attraverso aiuti finanziari e supporto tecnico a combattere la malnutrizione e la fame. Una buona alimentazione, secondo il presidente dell'organizzazione Jayaseelan Naido, è il punto di incontro dove la sicurezza alimentare, la salute pubblica e la tutela dell'ambiente si saldano. Una delle iniziative più importanti della Gain, è quella di incoraggiare le imprese ad aggiungere micronutrienti agli alimenti di base come il grano, il mais, gli oli vegetali e ai condimenti come sale e salsa di soia. Si tratta di un economico intervento di fortificazione alimentare. Il costo per aggiungere iodio al sale è di pochi centesimi di euro l'anno per ogni singolo individuo, mentre sono necessari non più di 25 centesimi per aggiungere vitamine e minerali più complessi.
In Sudafrica, l'aggiunta di acido folico a farina di mais e farina di grano ha portato ad ottimi risultati. La nazione ha visto un calo del 30 per cento dei difetti congeniti al tubo neurale, mentre i casi di spina bifida sono calati del 41,6 per cento.
Durante la settimana dell'United Nations Assembly, tenutasi a New York alla fine di settembre, il dibattito è ruotato sul raggiungimento degli obiettivi del millennio.
Secondo la fondazione Gain, i progetti di sviluppo falliscono perché troppo spesso vengono lasciate fuori le voci più importanti, ovvero quelle delle donne, che sono la chiave per sbloccare la povertà del continente africano.
Le donne si collocano al centro della scala produttiva, producendo il 70 per cento del cibo, pur non essendo proprietarie della terra e non avendo accesso ai mezzi agricoli per incrementare la produttività agricola.
Il piano consiste nel tradurre in strategie coerenti e, soprattutto, fatti concreti, le tante dichiarazioni d'intenti formulate da leaders e Organizzazioni Internazionali, aprendo i forum e i dibattiti alle donne africane, per creare un ponte tra l'attuazione dei progetti e la riduzione della povertà e delle malattie.