15/10/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Perché diciamo sì alla manifestazione di sabato

Da direttore di PeaceReporter, oltreché da cittadino, non posso non accorgermi della pericolosità di questo momento storico.

Si cancellano i diritti contando sull'assenza di una qualsiasi opposizione politica e sul fatto che la crisi, culturale prima che economica, ha trasformato i cittadini del nostro Paese in gente. Ha rotto cioè ogni vincolo di cittadinanza, dopo aver rotto quelli della solidarietà. Nulla è dovuto. Non è dovuto che le scuole funzionino, e si chiede ai genitori di fornire carta igienica e matite ai figli, mentre per garantirsi l'appoggio della chiesa, e quindi le poltrone su cui sono incollati, i parlamentari di ogni colore (con un atteggiamento che varia dalla indifferenza al sostegno) fanno in modo che le scuole private - per la maggior parte cattoliche - ricevano più finanziamenti (per la testa di ogni alunno) di quelle pubbliche. Non è scontato che le università funzionino, e le si regala alle aziende perché (le facoltà che servono) facciano ricerca a prezzi convenientissimi. Il bene comune, la ricerca scientifica possono farsi fottere. Business is business.

Non è dovuto che la cura, la salute e la prevenzione siano un diritto universale. E a chi ha una malattia grave e urgente non si offre una cura immediata ma si prospetta l'alternativa del privato a pagamento. Che si paghi direttamente o che si paghi attraverso quel meccanismo mostruoso e folle della convenzione regionale (il pubblico finanzia le strutture private che costano anche più di quanto costerebbero quelle pubbiche) poco importa: è dalle tasche nostre che escono sempre e comunque i soldi.

Non è dovuto che chi è perseguitato dalla guerra o dalla miseria sia accolto, protetto, aiutato. I corpi di chi percorre migliaia di chilometri lasciandosi indietro migliaia di compagni che muoiono durante i viaggi della speranza sono solo merce: se servono, li si lascia passare illegalmente in modo da poterli sfruttare a basso costo; se non servono li si ributta in mare. Poi se affogano o vengono rinchiusi nei lager dell'amico libico chissenefrega.

Non è dovuto il diritto al lavoro. Mai come in questo momento storico i profitti dei padroni sono stati alti. Certo complice anche quella mostruosità che è il denaro virtuale, le transazioni finanziarie, quella gigantesca partita a poker in cui il denaro genera se stesso senza bisogno della fecondazione produttiva. Eppure, nonostante i guadagni da Paperon de' Paperoni, i padroni si appellano alla crisi (che di certo non ha intaccato i loro conti in banca) per togliersi dai piedi quei diritti che gli operai e i lavoratori occidentali hanno conquistato con il sangue.

Tutto questo accade nell'assenza (ma l'assenza è la peggiore delle complicità) di una qualsiasi opposizione politica. UNa opposizione che è talmente lontana dai problemi reali dei cittadini (considerati gente anche dalle forze politiche del cosiddetto centrosinistra) che una cosa oscena come la Lega riesce ad intercettarne la disperazione. Una dinamica simile a quella che ricorda Hitler e la Germania del 1933.

Sarebbe bello se la consapevolezza di tutto questo fosse più diffusa. Invece sono poche le realtà che di questi drammatici elementi sono consapevoli. Una di esse è la Fiom, che non a caso è al centro di mille mirini. Fa paura al potere, e quando il potere ha paura c'è da essere contenti. PeaceReporter, da sempre, cerca di stare dalla parte di chi è al centro del mirino.

In questo caso, ci stiamo con tutte le nostre forze. Perché è in gioco - anche - la nostra libertà.

Maso Notarianni

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità