Per Pechino si è trattato solo di "un errore", non la pensa così l'opinione pubblica. Il ministero degli Esteri cinese è intervenuto oggi per calmare gli animi dopo le polemiche causate da due cittadini cinesi che, in una miniera di rame dello Zambia, avevano aperto il fuoco contro alcuni lavoratori. Nessun morto, ma 12 feriti.
I minatori protestavano contro le condizioni disumane di lavoro e contro i bassi salari. Il tribunale locale ha incriminato i due uomini e Pechino ha accettato la decisione in nome della "stretta collaborazione" tra i Paesi. Il fatto di cronaca è stata al centro anche dei dibattiti tra i partiti politici di Lusaka. Particolarmente dura la condanna espressa dai dirigenti del Fronte patriottico, una forza che da anni contesta la penetrazione di aziende e capitali stranieri, soprattutto cinesi, nel Paese.
Pechino ha forti interessi nel settore minerario zambiano, primo esportatore di rame dell'Africa. Oltre ai partiti politici anche associazioni sindacali e la società civile si è scagliata contro le condizioni durissime in cui devono lavorare i minatori. Proprio ieri il presidente Rupiah Banda aveva partecipato all'apertura del cantiere di una grande miniera di rame a pochi chilometri dalla città di Chililabombwe.