L'estenuante tournée europea del Segretario generale Anders Fogh Rasmussen in vista del vertice Nato del 19 e 20 novembre è in piena fase. Dopo la visita a Mosca - per preparare la partecipazione della Russia come osservatore - e a Londra - per tastare il polso del premier britannico David Cameron - in queste ore gli esperti dell'Alleanza si sono rinchiusi in una conferenza informale a Praga per discutere sul diffuso trend decrescente della spesa militare nei paesi europei. Il vertice di Lisbona assumerà una duplice rilevanza nella storia della Nato: la Russia avrà lo status di osservatore, ma anche quello di partner-contraente in vista di una possibile collaborazione nel sistema difensivo europeo; il 19 e 20 novembre sarà presentato - salvo sorprese - il nuovo Nato Strategic concept, le linee guide della nuova strategia a lungo termine del Patto del Nord Atlantico che aggiornerà e sostituirà il documento approvato nel 1999 (quando la Nato per la prima volta dopo lo sgretolamento del Patto di Varsavia, dava la spinta per una nuova vita del Trattato).
Il punto fondante del nuovo concept farà perno, secondo indiscrezioni, sulla difesa missilistica europea contro minacce provenienti dal grande Medioriente (dall'Iran in particolare). Durante la sua ultima visita a Mosca, Rasmussen ha fatto presente ai vertici del Cremlino l'accresciuta disponibilità tecnologica e materiale di almeno trenta paesi che sarebbero in grado, già oggi, di far piombare missili balistici sul territorio europeo "e forse anche su quello russo". Non è trapelato molto dell'incontro del 3 novembre tra Rasmussen e il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov che alla fine del meeting ha espresso la disponibilità della Russia, sulla base di un'analisi e un sistema condiviso, a rispondere a minacce comuni. Ma, prima dell'incontro, l'ambasciatore russo presso la Nato, Dimitry Rogozin aveva subito posto, in maniera chiara, dei paletti: "Se stiamo semplicemente parlando di un sistema a targa Usa costruito sul suolo europeo con soldi europei senza che venga data alcuna garanzia sul fatto che non verrà utilizzato contro di noi, allora la cosa è inaccettabile".
Un altro fronte difficile da trattare per il Segretario generale sarà quello turco. Ad Ankara non vogliono che in nessun documento ufficiale si menzioni direttamente la "minaccia Iran". L'establishment turco non vuole rinunciare alla propria politica estera "zero problemi" - specialmente con Teheran con cui sta provando a migliorare i rapporti - e soprattutto non vuole diventare paese di frontiera Nato, così come accaduto durante gli anni della Guerra Fredda.
Problemi minori dovranno essere affrontati invece con la Germania: da tempo, il ministro degli Esteri Guido Westerwelle insegue la possibilità di rimuovere tutte le testate nucleari presenti sul suolo tedesco (almeno venti dei duecento missili Nato presenti in tutta Europa) considerandole un retaggio della Guerra Fredda senza più alcun senso politico e militare (diversamente la pensano a Bruxelles e a Washington dove le 5400 testate russe a corto raggio fanno una certa impressione). In vista del nuovo Strategic concept, Westerwelle dovrebbe, in pratica, mettere da parte questo suo obiettivo politico sacrificandolo in nome del partenariato Nato.
I ventotto paesi membri saranno chiamati a Lisbona a dare il loro parere unanime sotto lo sguardo corrucciato di Washington che difficilmente digerirà obiezioni ed eccezioni, mentre Mosca - da vicino - metterà sulla bilancia offerte e richieste.
Nicola Sessa