George W. Bush aveva preso in seria considerazione l'eventualità di bombardare un edificio in territorio siriano che presumibilmente nascondeva un reattore nucleare in via di realizzazione. I fatti risalgono al 2007 e a narrarli è lo stesso ex presidente degli Stati Uniti che nell'autobiografia Decision Points ricorda di aver ricevuto informazioni dai servizi segreti sull'edificio sospetto. Subito dopo chiamò al telefono l'allora premier israeliano Ehud Olmert il quale gli disse: "George, ti chiedo di bombardare l'edificio". Furono prese in considerazioni tanto un bombardamento "alla luce del sole" quanto una missione sotto copertura, ma entrambe le soluzioni - discusse con il suo team per la sicurezza nazionale - apparivano troppo pericolose. Fu così che Bush dovette giustificarsi con Olmert per il fatto di non poter bombardare uno stato sovrano "fino a quando non ci fosse certezza che si stesse svolgendo un programma di sviluppo nucleare a fini militari". Olmert prese allora la decisione di bombardare il sito (operazione Orchard), senza che la Casa Bianca desse il via libera.