27/11/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Un esercito nervoso e una propaganda sempre più violenta. Per Alex Bell la cronaca degli ultimi giorni dimostra che intenzioni abbia Mugabe

Una transizione soft che si è rivelata una scusa usata dal regime per restare al potere, un governo sul punto di implodere mentre nel Paese la macchina repressiva dello stato si è rimessa in moto. Lo Zimbabwe si riaffaccia è di nuovo sull'orlo del baratro. Peacereporter ne ha parlato con Alex Bell, redattrice di SW Radio Africa, la testata londinese fondata da dissidenti in fuga dal regime, che da anni racconta al mondo la crisi dello Zimbabwe.

 

Da settimane Tsvangirai minaccia la rottura con Mugabe. Cosa sta succedendo in Zimbabwe?
Sembra che questo governo si stia avvicinando alla sua fine quanto più diventa probabile che nel 2011 si terranno delle nuove elezioni presidenziali. E proprio questa possibilità sta gettando la popolazione nel panico. Politicamente, ci troviamo in una situazione di caos totale e i due partiti che dovrebbero fare parte del governo di unità nazionale stanno per buttarsi nella campagna elettorale per il voto dell'anno prossimo. C'è grande tensione, molta paura perché la gente sa cosa significherà questo.
Poi c'è lo stallo dei lavori per la stesura di una nuova costituzione. Quella promessa doveva essere un testo negoziato. Ora si stanno combattendo l'un l'altro per imporre quello che vogliono nella versione definitiva. Questo spiega l'ondata di violenza per disincentivare la partecipazione popolare con la formulazione di proposte. In ogni caso, il governo di unità nazionale finirà perché Mugabe vuole le elezioni.

Con o senza una nuova Costituzione.
Si, esattamente. Vuole tornare alle urne, punto e basta.

Come mai: è così sicuro di vincere? Nel 2008 di fatto fu sconfitto e questo innescò la crisi poi risolta dal patto Mugabe-Tsvangirai.
Sa di avere il potere che serve per poter vincere ogni volta che vuole, soprattutto attraverso la violenza. Il suo partito, lo Zanu Pf, controlla l'apparato repressivo che incute molta paura alla gente. Sanno di poter vincere le elezioni come hanno già fatto tante volte in passato. E la cosa peggiore è che, l'anno prossimo, rischiamo di avere un altro governo di unità nazionale che è esattamente quello che credo stiano cercando di evitare. Sappiamo tutti che a Mugabe non piace condividere il potere.

A proposito di intimidazione, la sua radio ha denunciato già un paio di mesi fa l'inizio di una campagna pubblicitaria massiccia dai toni vagamente inquietanti.
Bisogna tenere presente che questo partito esercita un vero e proprio monopolio sui mezzi d'informazione, radio, televisione e giornali e li stanno usando in modo massiccio. Jingles del partito vengono trasmessi di continuo e il contenuto del messaggio è intimidatorio. Ma non è solo propaganda. Lo Zanu ha di fatto dato il via ad una campagna elettorale che è partita con un tesseramento forzato in luoghi pubblici. Lo hanno imposto i leader. Ed è una tattica intimidatoria molto semplice per capire subito chi ha intenzione di votare per l'Mdc. La gente ricorda bene la violenza che esplose nel 2008 e ha paura. E' troppo spaventata per opporsi e combattere e questo è la ragione per cui Mugabe sta aumentando la pressione sul popolo: sa che così farà quello che lui e i capi dello Zanu vogliono.

In questo quadro rientra l'ondata di violenze contro gli insegnanti?
Abbiamo un grosso problema con i cosiddetti war vet, così si chiamano loro, i cosiddetti veterani di guerra assoldati dallo Zanu Pf per girare il Paese in lungo e in largo e intimidire eventuali dissidenti. Succede da diversi mesi. Proprio loro sono stati i principali protagonisti della violenza del 2008. Anche allora gli insegnanti si trovarono ad essere un obiettivo specifico della violenza poltica, perché erano accusati di diffondere il messaggio dell'Mdc. Molti maestri furono uccisi, tanti altri sono stati costretti a rifugiarsi in Sudafrica o in Gran Bretagna. E' una tattica tipica dello Zanu ormai da molti anni quella di accanirsi contro gli insegnanti, proprio perché la loro influenza è giudicata pericolosa, soprattutto quelli che diffondono messaggi ostili al governo. Questo è solo un altro segno che si stanno preparando per le elezioni.

E la cosiddetta "quarta Chimurenga": anche questo è un segnale che qualcosa sta per succedere?
Assolutamente si. E' di nuovo in atto una sorta di land grabbing, di espropriazioni di ciò che rimane delle proprietà agricole ad uso commericlale, a danno dei bianchi ed è guidato da funzionari di alto grado dello Zanu, diciamo dai top leader. Quello che loro da anni chiamano riforma della terra non è altro che furto dei terreni, cominciato nel 2000, quando Mugabe disse che avrebbe ridato la terra alla gente. Ma anche questo programma, che avrebbe dovuto riformare la proprietà terriera, si è rivelato un toale fallimento e ha completamente distrutto l'agricoltura dello Zimbabwe, ha lasciato il Paese affamato, allo stremo e dipendente dagli aiuti umanitari. Fino al 2000 l'agricoltura era la spina dorsale dell'economia del Paese ma con il sequestro delle proprietà dei proprietari terrieri bianchi, attraverso la violenza e l'intimidazione, i campi non hanno prodotto più niente. I furti continuano perché il bureau dello Zanu vuole prendersi quanti più terreni possibile. Di recente, un articolo ha illustrato a che punto sia giunta questa pratica di furti e accumulo di ricchezze: il ministro per gli Alloggi si è trovato a discutere una causa di separazione dalla moglie e nella battaglia legale per la divisione dei beni è emerso quante proprietà, quanti soldi avesse accumulato e in quanti business fosse coinvolto. E si è avuta l'ennesima conferma dell'entità dei furti commessi dai papaveri dello Zanu. Adesso il partito di Mugabe ha detto di voler istituzionalizzare questo status quo affidando allo stato il 51 per cento del business agricolo. Tutti sappiano che eventuali investitori interessati scapperanno ma non per le sanzioni, come recita da anni la propaganda di stato, ma per quello che lo Zanu ha fatto all'economia del Paese.

Veniamo ad un altro pilastro del potere di Mugabe, i diamanti. Una ong canadese mesi fa ha pubblicato un report sulle miniere del Chadwa e sulla politica legata al loro controllo. Che peso hanno i diamanti sulla tenuta del regime?
La lotta nelle altre sfere è l'altro lato del dramma di Chadwa, oltre agli abusi commessi da esercito e polizia e alle uccisioni indiscriminate che hanno poi portato ad uno stop imposto a livello mondiale sulla vendita legale dei diamanti estratti in Zimbabwe. Sembra che i top leader dello Zanu stiano combattendo per assicurarsi i bacini diamantiferi, nell'ambito di una battaglia ancora più importante. In particolare, sono due le fazioni in lotta per la successione a Mugabe. Da una parte c'è il ministro della Difesa Emerson Mangagwa, che è un ex comandante militare e dall'altra l'ex generale Solomon Mujuru, la cui moglie Joice è la vice di Mugabe. Queste due fazioni sono in lotta per accaparrarsi il maggior numero di miniere di diamanti perché sanno che quando il presidente morirà e comincerà la lotta per la successione, loro dovranno vendere quanti più diamanti possano per finanziare le candidature dei loro accoliti e assicurarsi la maggioranza del Parlamento. Perché è chiaro che, con la morte di Mugabe, avrà il controllo del partito, e di tutti gli affari gestiti da quest'ultimo, colui che otterrà la fedeltà del maggior numero di deputati. La questione dei diamanti si risolve quindi in una lotta intra-Zanu. Non va dimenticata una dimensione generale del problema, che è quello del controllo militare: il partito sa che deve controllare i bacini per finanziare la prossima ondata di violenza.

Immagino che queste due fazioni possano contare anche su delle proprie milizie.
Credo che il ministro della Difesa impieghi proprio l'esercito, che controlla direttamente, e la polizia. Mujuru invece sembra più legato ai veterani. La cosa più interessante, invece, è che a quanto pare Mangagwa sarebbe il prescelto da Mugabe, quello che si ritroverà il partito in mano alla morte del dittatore. Soprattutto, Mangagwa è in affari con Grace Mugabe in una joint venture nel settore diamantifero, la Mbada Diamonds e con lei starebbe cercando di prendere il controllo delle miniere del Chadwa, una mossa necessaria visto che Mujuru ha già in mano alcuni bacini, grazie alla sua River Ranch, che gli garantiscono ingenti risorse da investire per le elezioni.

Insomma, Mugabe e lo Zanu si preparano al voto, giocando ancora una volta la carta del patriottismo e del risentimento contro i bianchi e contro la comunità internazionale per le sensazioni.
Quello delle sanzioni è un ritornello che poggia su una clamorosa bugia. Queste hanno colpito in maniera selettiva solo le società riconducibili a Mugabe e alla sua cerchia; non sono loro che hanno distrutto l'economia del Paese. Sono Mugabe e i suoi che ci hanno portato alla rovina.

Alberto Tundo

Categoria: Elezioni, Guerra, Risorse, Profughi
Luogo: Zimbabwe