Nome ufficiale: |
Republic of Zimbabwe |
Ordinamento politico: |
Repubblica
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Governo attuale: |
Robert Mugabe, presidente dal 31 dic. 1987 |
Capitale: |
Harare |
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Superficie: |
390.760 Kmq |
Popolazione: |
12.900.000 abitanti |
Densità: |
32,8 ab./Kmq |
Crescita demografica annua: |
0,77% |
Lingua: |
Inglese (ufficiale), shona, ndébélé |
Religione: |
Cristiana |
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Popolazione urbana: |
34,5% |
Alfabetizzazione: |
90% (93,8% maschi, 86,3% femmine) |
Mortalità infantile: |
7,6% |
Aspettativa di vita: |
39 anni |
Tasso HIV/AIDS: |
24,6% |
Indice sviluppo umano: |
0,491 – 147esimo su 177 stati
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Moneta: |
Dollaro dello Zimbabwe |
PIL (2002): |
8.300 milioni USD |
Ripartizione PIL: |
Agricoltura 17,4%; Industria 23,8%; Terziario 58,8% |
Crescita economica (2004): |
-8,5% |
Reddito nazionale lordo per ab.: |
480 USD/ab. |
Pop. sotto soglia povertà: |
70% |
Inflazione: |
384,7% |
Esportazioni: |
2.354 milioni USD |
Importazioni: |
3.451 milioni USD |
Principali risorse economiche: |
Tabacco, cotone, mais, allevamento, diamanti,
nichel, oro, rame |
Spese militari: |
217 milioni USD (2,61% del PIL) |
Lo Zimbabwe è un Paese privo di sbocchi sul mare. Si trova nell'Africa sud-orientale e confina con il Mozambico a est e nord-est, lo Zambia a nord-ovest, il Botswana a sud-ovest e il Sudafrica a sud. La regione nord-occidentale è formata da altipiani. La savana desertica si trova nella parte meridionale del paese. La principale regione montuosa dello Zimbabwe è al confine con il Mozambico: la cima più elevata è il Nyangani (2592 m).
Lo Zimbabwe fu una colonia britannica con il nome di Rhodesia. Nel 1965 fu proclamata
indipendente dal capo di governo Ian Smith con un atto unilaterale. Nel 1969 Smith
instaurò un regime segregazionista come quello sudafricano. Ian Smith, sostenuto
da una minoranza bianca, aveva emarginato le fazioni politiche indigene.
Nel 1980, libere elezioni con la vittoria del partito Zanu (Unione nazionale
africana dello Zimbabwe) guidato da Robert G. Mugabe, che negoziò con il governo
britannico il mantenimento di una serie di privilegi per la minoranza bianca.
Fu proclamata la Repubblica e iniziò l'era del presidente Mugabe. Nonostante l'abolizione
della legislazione razzista e un inizio promettente, però, il nuovo piano di sviluppo
economico voluto da Mugabe non ottenne i risultati sperati e le divergenze in
seno al governo diventarono insanabili, causando l'esplosione di scontri di piazza
che si trasformarono in un conflitto di carattere tribale (tra le etnie ndebele
e shona), sobillato dai sostenitori di Joshua Nkomo, leader del movimento armato
noto come Super-Zapu (Unione Patriottica Africana dello Zimbabwe). Nel 1987, un
incontro ufficiale tra Mugabe e Nkomo portò alla fusione di Zanu e Zapu nel Fronte
Patriottico dell'Unione Nazionale Africana dello Zimbabwe (Zanu-Pf).
Dal 1990 in poi, dunque, lo Zimbabwe si trasforma di fatto in un Paese guidato
da un partito unico in grado di adottare anche misure impopolari come forti tagli
alla spesa sociale e pesanti aumenti della pressione fiscale. La censura e le
durissime repressioni della polizia inoltre riescono a far passare quasi inosservata
la piaga della disoccupazione che colpisce quasi il 60% della popolazione. La
presenza di un partito unico inoltre permette a Mugabe di essere eletto nel 1996
per l'ennesima volta con il 93% dei voti (gli elettori astenuti sono il 68%).
Il 62% della popolazione vive sotto la soglia della povertà e nei due anni che
seguono la polizia soffoca nel sangue tutte le proteste organizzate dai contadini
contro l'aumento incontrollato dei prezzi. Solo alla fine degli anni '90, infatti,
le proteste riescono a dare origine a un partito guidato dall'ex sindacalista
Morgan Tsvangirai, il Mdc (Movimento per il Cambiamento del Mozambico), che alle
elezioni parlamentari del 2000 ottiene quasi la metà dei seggi.
A 23 anni dall'indipendenza, lo Zimbabwe continua a essere governato dal presidente Robert Mugabe, nonostante l'ostilità della maggioranza della popolazione. Mugabe è stato rieletto nel 2002 dopo una campagna elettorale basata sull'intimidazione e in seguito all'arresto del leader dell'opposizione Morgan Tsvangirai con l'accusa di alto tradimento.
La maggior parte della popolazione dello Zimbabwe è Bantu ed i due più importanti
gruppi sono gli Shona e gli Ndebele. Dal 1992 è in vigore un programma per la
riduzione dei debiti nazionali, che ha aumentato le tasse scolastiche, con la
conseguenza che molti bambini non frequentano più le scuole.
Con la diffusione della prostituzione aumentano i casi di AIDS. Secondo le stime
dello UNAIDS e della Organizzazione Mondiale della Sanità, alla fine del 1999
nello Zimbabwe erano infette da virus HIV circa 1.500.000 persone, tra le quali
800.000 donne e 56.000 bambini. Nel 1999 nello Zimbabwe 160.000 persone sono decedute
a seguito dell’infezione.
Il governo non riesce in alcun modo ad affrontare la grave crisi economica che colpisce il Paese e che ha comportato un aumento dell'inflazione pari al 200% e la sospensione delle forniture petrolifere da parte dei Paesi confinanti. Alla mancanza di petrolio - che è tale da impedire ai carri funebri di portare i cadaveri nei luoghi di sepoltura - si sono aggiunte le misure governative per far fronte alla protesta popolare: le milizie di Mugabe, infatti, hanno ricevuto l'ordine di procedere a stupri di massa a scopo intimidatorio in un paese dove il virus dell'Aids colpisce oltre un quarto della popolazione. Le ragioni della crisi economica devono essere ricondotte all'attuazione della riforma agraria: il governo ha proceduto all'esproprio senza compenso delle fattorie appartenenti alla minoranza bianca (che per anni ha detenuto il controllo del 90% della produzione agricola) per assegnarle ai veterani della guerra di indipendenza, mediante la suddivisione delle proprietà in piccoli appezzamenti, la cui produzione totale - a causa dell'inesperienza dei nuovi proprietari - non permette di soddisfare il fabbisogno nazionale. La riforma inoltre ha attirato l'attenzione del Fondo Monetario Internazionale e dei Paesi occidentali - già critici nei confronti di Mugabe a causa dell'appoggio dato al regime di Laurent Kabila nella Repubblica Democratica del Congo - che hanno sospeso gli aiuti finanziari e, nel caso degli Stati Uniti, hanno bloccato le proprietà di quei soggetti considerati minacciosi per lo sviluppo democratico dello Zimbabwe.
Il 10 gennaio 2002 il parlamento dello Zimbabwe ha approvato la legge sull’ordine pubblico e la sicurezza, che contiene disposizioni restrittive sull’attività degli organi di stampa. La proposta di legge è stata approvata con i soli voti dei parlamentari di maggioranza, del Fronte patriottico Zanu-Pf, il partito del presidente Mugabe. Contrari i deputati del Movimento per il Cambiamento democratico (MDC), all’opposizione. Specifiche disposizioni della nuova legge limitano la libertà di espressione, di parola e di stampa, come la clausola 15, che prevede sanzioni penali – con pene fino a cinque anni di reclusione - per chi pubblica o diffonde “false dichiarazioni pregiudizievoli dell’interesse nazionale”, come l’incitamento a disordini pubblici o l’insinuare sfiducia nelle forze dell’ordine, nelle forze armate o nelle autorità carcerarie. La clausola 16 considera un crimine il rilasciare una dichiarazione pubblica con l’intenzione di, o sapendo che esiste il rischio di, “attentare o insultare l’autorità del presidente”. Ciò includerebbe tutte le dichiarazioni capaci di generare sentimenti di ostilità nei riguardi del presidente, dalla satira all’insulto diretto, e comunque ogni “dichiarazione che risulti indecente, oscena o falsa” e riguardi lui direttamente o il suo ufficio. Le clausole da 23 a 31 regolano l’organizzazione e lo svolgimento delle manifestazioni pubbliche, la cui autorizzazione è concessa da un alto funzionario di polizia, che ha anche il potere di disperdere le assemblee non autorizzate con l’uso della forza. Nell'ottobre 2003, Il Daily news, l'unico quotidiano indipendente dello Zimbabwe, è stato chiuso dalla polizia di Harare. La Commissione governativa per i mezzi di comunicazione è l'autorità che di fatto abilita allo svolgimento dell’attività giornalistica in Zimbabwe, ha negato al quotidiano la licenza necessaria per operare. Il quotidiano, uno dei più critici nei confronti del presidente zimbabwano Robert Mugabe, aveva fatto richiesta di una licenza operativa (come previsto dalla contestata legge sui media in vigore da marzo 2002) solo otto mesi e mezzo dopo la scadenza del termine ultimo per la presentazione della domanda. Inizialmente, infatti, i vertici del ‘Daily News’ non avevano voluto registrarsi in polemica con la nuova legislazione, che secondo loro rischiava di soffocare la libertà di stampa.