I dettagli sono ancora da definire, ma è prevedibile che il summit Nato-Russia di Lisbona segnerà un nuovo inizio nei rapporti tra Mosca e l'Alleanza Atlantica. Il 19 novembre, i 28 paesi membri saranno chiamati non solo a ridisegnare le linee strategiche della Nato - che risalgono al 1999 - ma dovranno esplorare nuovi fronti di collaborazione con l'ex nemico Russia. Non a caso, il segretario della Nato Anders Fogh Rasmussen - per dare un'anticipazione di quello che sarà il nocciolo dei colloqui con Dimitri Medvedev - ha dichiarato che "è giunto il momento di mettere da parte la reciproca diffidenza" per lavorare insieme. Sul tavolo delle trattative ci sarà molto di Afghanistan: le due parti perfezioneranno l'accordo per la fornitura di venti elicotteri tattici russi alle forze armate afgane e un programma di addestramento per i piloti - addestramento che, come già precisato da Mosca, avverrà su territorio russo e non su quello afgano. Inoltre, Medvedev dovrebbe agevolare ulteriormente il transito dei rifornimenti per i 150 mila uomini della Nato dispiegati in Afghanistan sulle ferrovie russe: le novità consistono nel fatto che Mosca permetterà il passaggio, oltre che di carburanti e altri rifornimenti logistici, ai mezzi corazzati Mrap (Mine resistent ambush protected) - ma non anche di armi e munizioni - e che le ferrovie russe potranno essere utilizzate anche per il transito in uscita di materiale dall'Afghanistan - ciò in previsione del progressivo disimpegno delle truppe Nato.
Quello delle linee di rifornimento rimane uno dei nervi scoperti della macchina militare dell'Alleanza: il Northern Distribution Network (Ndn) - la direttrice Baltico-Russia-Caspio - consente un alleggerimento della rischiosissima rotta che attraversa il Khyber pass tra Pakistan e Afghanistan. Attualmente il trenta per cento dei rifornimenti seguono il percorso del Ndn consentendo anche un cospicuo risparmio economico (circa del novanta per cento) rispetto ai vettori aerei.
Rimangono, invece, tutte in piedi le perplessità russe sul sistema difensivo missilistico: l'ambasciatore presso la Nato, Dimitri Rogozin, continua a chiedere rassicurazioni affinché il sistema non sia puntato anche contro la Russia e perché "se si tratta di dare la caccia a un coniglio si fa ricorso alle munizioni per uccidere un orso?". Una cosa è certa: sebbene la Russia si sia impegnata a prendere in considerazione il progetto della Nato, non ci sarà nessun accordo definitivo. Rogozin pretende una precisa limitazione su base geografica, ma anche strutturale, proponendo - di contro - una condivisione delle informazioni sui programmi missilistici dei paesi terzi; attività di ricognizione congiunta; condivisione di informazioni tecniche e tecnologiche.
Nicola Sessa