Ancora una volta il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha voluto rivendicare il suo ruolo di special player nelle relazioni tra l'Occidente e la Russia. Lo ha fatto il primo dicembre ad Astana, Kazakhstan, in seno al vertice Osce, ricordando "il grande lavoro compiuto a Pratica di Mare nel 2002", quando la Russia abbandonava le vesti di nemico per indossare quelle di alleato della Nato. Non c'è che dire: lo stesso Vladimir Putin ha più volte indicato nell'amico Berlusconi il migliore mediatore tra Mosca e Bruxelles - che vale tanto per la Nato, quanto per l'Unione Europea.
Oggi, nonostante le belle parole del segretario di Stato Usa Hillary Rodham Clinton che ad Astana ha riabilitato Berlusconi definendolo "il migliore amico degli Stati Uniti", non si può fare a meno di notare quanta diffidenza nutra - o abbia nutrito - la diplomazia statunitense nei riguardi del presidente del Consiglio italiano. Soprattutto nei rapporti personali con il premier russo Putin. Dagli ultimi cables rivelati da Wikileaks, emergono tutte le irritazioni degli americani per le relazioni tra i due uomini politici. Se quelli pubblicati finora segnalavano solo una salda amicizia, condita da scambi di doni lussuosissimi e visite nelle rispettive ville e dacie in Costa Smeralda e sul Mar Nero, i nuovi documenti aprono uno scenario del tutto diverso.
Le comunicazioni che l'ambasciata di via Veneto, a partire dal 2008, inviava a Washington parlano di frequentazioni che vanno ben oltre la reciproca ammirazione: secondo quanto riferito dall'ambasciata georgiana di Roma a quella Usa, il governo di Tbilisi sarebbe convinto che Putin abbia promesso a Berlusconi una certa percentuale di profitti sui gasdotti gestiti dalla russa Gazprom e l'italiana Eni.
Il riferimento sarebbe relativo anche alla realizzazione del gasdotto SouthStream (diretto concorrente del gasdotto Nabucco, fortemente sponsorizzato dagli Usa). Il sospetto del governo georgiano è indubbiamente molto grave, soprattutto se - come fa il quotidiano britannico The Guardian - si relazioni a questi fatti l'invito che Berlusconi fece agli italiani il 10 ottobre 2008: "E' il momento di acquistare azioni Eni che quest'anno realizzarà dei profitti straordinari".
Per dovere di cronaca - riguardo al caso specifico - è bene contestualizzare che il cable viene inviato pochi mesi dopo la fine della guerra tra Georgia e Russia (agosto 2008) e ricordare le posizioni del governo italiano, che evitava di schiacciarsi sulle posizioni Nato, secondo cui la Russia avrebbe aggredito militarmente la Georgia. Ma questo dei sospetti georgiani è solo uno dei passaggi a cui fa riferimento il cable del 26 gennaio 2009.
L'ambasciatore americano Ronald Spogli riporta al Dipartimento di Stato le informazioni raccolte da uomini politici dell'opposizione ma anche di personaggi interni al Pdl secondo cui "Berlusconi e i suoi compari" starebbero lucrando profumatamente su molti accordi energetici siglati dallo Stato russo e quello italiano. In uno specifico passaggio si fa cenno alla figura dell'onorevole Valentino Valentini (Pdl) definito uomo ombra di Berlusconi negli affari russi. "Valentini - che parla il russo - compie diversi viaggi ogni mese in Russia e spesso appare al fianco di Berlusconi negli incontri con gli altri leader mondiali. Non sono chiari i motivi dei suoi frequenti viaggi in Russia, ma è ben diffusa l'opinione che egli si occupi degli interessi di Berlusconi in Russia", si legge in un dispaccio di Spogli. Sarebbero proprio queste relazioni strette con Putin "a spingere Berlusconi a difendere incondizionatamente ogni iniziativa promossa dal Cremlino". Inoltre, l'ambasciata di via Veneto segnala il ruolo di secondo piano, "sempre più irrilevante" dei consiglieri del ministero degli Esteri italiano a favore dei "compari d'affari di Berlusconi", notando come al ministero sia designato "un solo diplomatico a coprire le questioni con la Russia e gli altri paesi dell'ex Unione Sovietica" che spesso non viene nemmeno messo al corrente sui contenuti dei colloqui tra Putin e Berlusconi.
Sul piano internazionale, in particolare dal punto di vista degli Usa, la questione Berlusconi-Putin ha una rilevanza politica notevole (Hillary R. Clinton in persona chiedeva all'ambasciata di approfondire su eventuali interessi privati tra i due uomini politici), aggravata dalla circostanza che in altri cables si legge dell'allarmante livello di infiltrazione mafiosa nello Stato e negli affari russi. Qualcosa che, se confermato, dovrebbe preoccupare ancor di più il popolo governato da Silvio Berlusconi.
Nicola Sessa