17/12/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Stop dei prestiti immobiliari a Shanghai. Una misura limitata per un'economia che corre troppo

La Cina mette un freno al surriscaldamento dell'economia prendendo di mira gli investimenti nel settore immobiliare. In base a una decisione presa dalle autorità locali, le banche che operano a Shanghai dovranno infatti interrompere con effetto immediato l'elargizione di crediti immobiliari da qui a fine anno.
Sono pochi giorni, è chiaro, così pochi da fare escludere un reale effetto sull'economia. Ma la misura è comunque un segnale.

Mentre il resto del mondo annaspa ancora nel credit crunch, in Cina si è infatti già ripresentato da mesi il problema contrario. Troppa liquidità in circolazione, sovente veicolata verso il cemento, per un boom delle costruzioni a cui non corrisponde - ma qui il punto è controverso - altrettanta domanda. C'è comunque il rischio che l'inflazione acceleri.

Già da inizio 2010, le autorità hanno posto un freno al credito, forti del controllo politico dell'economia che permette alla Cina di agire just in time. Le misure sono state sostanzialmente due: decretare l'obbligo per le banche di aumentare le proprie riserve obbligatorie e deviare d'ufficio parte dei crediti a settori diversi da quello immobiliare.

Tuttavia il mondo finanziario ha abilmente aggirato l'ostacolo, aumentando ulteriormente i volumi di denaro in circolazione, rischiando cioè di far impazzire ancor più l'inflazione.
Di fatto, i nuovi prestiti concessi dalle banche di Shanghai a novembre hanno raggiunto i 36 miliardi di yuan (quasi cinque milioni di euro), per un volume complessivo in Cina che si avvicina pericolosamente a settemilacinquecento miliardi, il tetto per il 2010 che Pechino ha stabilito proprio per non surriscaldare troppo l'economia. Ed ecco che scatta la frenata imposta dall'alto.

In realtà la politica economica cinese deve tener conto di valutazioni molteplici, spesso contrastanti: non si vuole far andare la macchina fuori giri, ma al tempo stesso non si intende rallentare una crescita sostenuta, promessa di benessere per un maggior numero di persone. E se invece questo boom fosse drogato e favorisse chi è già ricco, acuendo le disparità sociali?
Così le misure restrittive diventano mirate: Shanghai - capitale finanziaria e regno del capitalismo "secondo caratteristiche cinesi" - e il settore immobiliare, sempre sul punto di partire per la tangente.
Al tempo stesso però non possono essere troppo incisive, ci sono troppi interessi e gruppi di pressione in ballo: e così si spiegano i dieci giorni da qui al 2011, giusto per non sforare il tetto prestabilito dei crediti.

Gabriele Battaglia

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità