Da quando i files segreti inviati a Washington dalle ambasciate statunitensi sparse giro per il mondo sono stati rivelati da Wikileaks, il mondo politico internazionale ha subito uno scossone.Molte sono state le cose interessanti uscite da questi files. Altre erano cose risapute. Come quelle che riguardano Cuba. Come i messaggi inviati il 15 aprile 2009 a Washington dal rappresentante Usa presente all'Havana.
Secondo Johnatan Farrar, il massimo esponente della diplomazia Usa a Cuba, "le personalità dissidenti e la loro agenda sono praticamente sconosciuti" e prove di assoluta certezza confermano come non vi sia sicurezza che questi dissidenti "rappresentino molti cubani, come invece loro affermano".
Non solo. Una conferma su tutte arriva da Wikileaks. I dissidenti cubani infatti, vengono descritti come "un gruppo disconnesso dalla società più preoccupato a chiedere denaro che ad allargare le loro proposte a settori più ampi della popolazione". E poi, le ovvie preoccupazioni della diplomazia statunitense per quel gruppo di dissidenti che continua a bisticciare e "non riesce a ottenere una certa unità invece di spendere molte energie a danneggiarsi l'uno con l'altro".
Infine, anche un commento sulla comunità cubana presente a Miami che da anni cerca di creare le condizioni per far esplodere la protesta contro Castro. Farrar dal suo ufficio della Sina (sezione di interessi nord americana) sostiene che anche i gruppi di esuli cubani presenti negli Stati Uniti hanno una bella pretesa a voler comandare la dissidenza da lontano e che probabilmente "vogliono posizionarsi in prima fila per spartirsi il potere non appena sarà possibile. Se vogliamo rovesciare Cuba rivoluzionaria con questa gente non otterremo nulla e dovremmo piuttosto cercare qualcuno all'interno del governo".C'è dell'altro. Secondo quanto si apprende dai files di Wikileaks il presidente cubano Raul Castro avrebbe proposto a Barack Obama la creazione di un "canale segreto di comunicazione" che però Washington avrebbe rifiutato. La notizia è stata diffusa da El Pais che ha anche raccontato come la richiesta fosse giunta ad Obama tramite la diplomazia spagnola nella figura del ministro degli Esteri Miguel Moratinos nel dicembre 2009. In più, sempre secondo i files di Wikileaks, anche l'ambasciatore spagnolo all'Havana, Manuel Cacho, avrebbe proposto al rappresentante Usa, Johnatan Farrar, la creazione del filo diretto fra i due Paesi. Secondo i cubani infatti, la "linea diretta" fra l'Havana e Washington, sarebbe stato l'unico canale autorizzato per "effettuare passi importanti verso la riconciliazione con gli Usa".
E alla fine la conclusione di Farrar sull'esperienza della dissidenza a Cuba: "I successori immediati più probabili del regime di Castro verranno facilmente dai ranghi medi del governo stesso".
Alessandro Grandi