Dagli uffici dell'Osce di Minsk dicevano che, tutto sommato, la campagna elettorale si era svolta in un clima abbastanza positivo, che ci erano stati degli avanzamenti lungo il tortuoso percorso della democrazia. E qualcuno, da Bruxelles, aveva ravvisato in Lukashenko quel pizzico di buona volontà necessario a tenere in piedi un filo di trattativa. Ma ogni cosa è cambiata dopo il 19 dicembre, giorno delle elezioni, della vittoria - al solito schiacciante - di Aleksander Lukashenko, dello strozzamento - al solito violento e devastante - della voce dissenziente. Il 31 dicembre gli uomini dell'Osce hanno dovuto preparare le valigie: il governo non ne ha autorizzato la permanenza per il 2011. Il Parlamento europeo e la Commissione esteri si trovano invece a dover riconsiderare la linea morbida adottata nei confronti dell'uomo forte di Minsk e dei suoi gerarchi: è molto probabile che vengano emanate nuove sanzioni con la reintroduzione del nome di Lukhashnko nella lista delle personae non gratae.
Ma, l'ultimo dittatore d'Europa, tira diritto per la sua strada e stringe il pugno chiudendo il paese in uno stato di terrore e paura. Dopo le manifestazioni del 19 dicembre, più di 630 persone sono state arrestate e detenute per dieci, quindici giorni. Tra questi vi erano sette dei nove candidati sfidanti di Lukhashenko, intellettuali, studenti, persone comuni. Oggi, rimangono in carcere ancora più di trenta persone. Il governo non accetta il dissenso. Gli uomini del Kgb hanno rispolverato il catalogo dei metodi staliniani: perquisizioni, arresti, divieti di espatrio, sequestro di documenti e minacce trasversali.
Nelle galere di Minsk ci sono, tra gli altri, Andrei Sannikov - candidato alla presidenza - e sua moglie Irina Khalip, giornalista "dissidente". Rischiano una condanna fino a quindici anni di carcere perché hanno partecipato ai disordini del 19 dicembre. Andrei e Irina hanno un figlio di tre anni, Daniel, che adesso si trova con i nonni materni. Come succedeva negli anni Trenta del secolo scorso, quando i figli dei deportati nei gulag staliniani finivano negli orfanotrofi, così oggi il piccolo Daniel rischia di finire nelle mani dei servizi sociali. È in atto una lotta che vede di fronte una vecchia donna e i temibili servizi segreti del Kgb. Si tratta di una chiara manovra intimidatoria: lo scopo è quello di convincere Sannikov - forse il più autorevole rivale di Lukhashenko - ad archiviare la sua carriera politica a fare qualche dichiarazione attraverso la Tv di stato per condannare le manifestazioni del 19 dicembre, per riconoscere la vittoria del presidente Lukhashenko. È quello che è accaduto a un altro candidato, Yaroslav Romanchuk, che per evitare il carcere ha accettato di leggere in tv un discorso consegnatogli dai servizi segreti con cui denunciava gli organizzatori delle manifestazioni.
La moglie dell'ex candidato presidente Alex Mikhalevich - anch'egli in carcere dal 19 dicembre - Milana è stata fermata dal Kgb mentre tentava di raggiungere Varsavia per assistere alla conferenza sulla Bielorussia. Stessa sorte per Tatiana Seviarynets - madre di Pavel, co-presidente dei cristiano-democratici -, fermata mentre prendeva il treno e portata negli uffici del Kgb dove è stata interrogata e privata del passaporto.
Le perquisizioni in appartamenti, uffici e redazioni non si contano. Le case di Andrei Sannikov sono state messe sottosopra, sequestrati computer, hard disk e documenti. Il presidente dell'Associazione dei giornalisti è stato convocato dal Kgb per testimoniare contro i dissidenti; il giornalista Aleksander Vasilvski è stato arrestato. A Grodna sono stati perquisiti gli uffici del Fronte popolare (Bnf) e quelli del Partito civico (Ahp). Il giornalista polacco Andrei Pochobut è stato arrestato e poi rilasciato dopo un processo sommario e il pagamento di una multa pari a circa cinquecento euro.
L'emittente radiofonica Autoradio - che aveva ospitato più volte la voce di Sannikov e dell'altro candidato Nyaklaeu - si è vista ritirare la licenza perché "avevano contribuito a incitare il clima di violenza scoppiato il 19 dicembre".
Gli Stati Uniti e l'Ue, sempre a voce troppo bassa, hanno chiesto l'immediato rilascio degli arrestati per motivi politici e criticato il governo Lukhashenko per mancanza di legittimità democratica. Ma come sempre, non si può fare a meno di notare il ritardo con cui arrivano gli appelli e le condanne e di chiedersi su quali basi Bruxelles abbia potuto dare credito ai sorrisi di apertura di Lukhashenko, falsi come le sue promesse.
Nicola Sessa