La guerriglia islamica caucasica, normalmente attiva in Cecenia, Daghestan e Inguscezia, ha lanciato la sua jihad anti-russa anche nella pittoresca repubblica pedemontana della Kabardino-Balkaria, nota per ospitare la mitica vetta perennemente innevata del monte Elbrus - quello su cui Prometeo, reo di aver rubato il fuoco agli dèi, venne incatenato da Zeus a una roccia, lasciando che un aquila gli divorasse le il fegato.
Dall'inizio di febbraio i muhaheddin del fornte caucasico occidentale, comandati da Asker Djappuyev, noto come l'emiro Abdullah, hanno scatenato un crescendo di attacchi, minacciando la stabilità di una regione strategica per le sua vicinanza alla località sciistica russa di Sochi, dove tra tre anni si terranno le Olimpiadi invernali: appuntamento di grande prestigio, e di grandi affari, per la Russia di Putin e Medvedev.
Il 2 febbraio un commando di guerriglieri ha fatto irruzione nel bar di un villaggio uccidendo quattro poliziotti che stavano pranzando. Nei giorni successivi altri tre agenti sono stati uccisi in una serie di agguati e scontri a fuoco. Il 18 tre sciatori russi sono stati uccisi quando il pulmino su cui viaggiavano è stato attaccato in un'imboscata. Il giorno dopo una bomba a divelto un pilone della funivia del monte Elbrus, mentre altri due poliziotti venivano freddati alla periferia della capitale Nalchik.
Il 22 febbraio, dopo un ennesimo attacco costato la vita ad altri tre poliziotti, le forze armate federali sono passate al contrattacco, bombardando con artiglieria e aviazione i presunti nascondigli dei ribelli sulle montagne attorno al villaggio di Bylym, senza causare perdite tra i guerriglieri. I mujaheddin di Djappuyev hanno risposto il 25 con un attacco in grande stile nel centro di Nalchik: decine di mujaheddin hanno assaltato con razzi e autobombe gli uffici della polizia e dell'Fsb: nessuna vittima, ma un forte impatto psicologico.
Nelle stesse ore in cui i commando ribelli seminavano il panico nella capitale della Kabardino-Balkaria, alle porte di Sochi veniva scoperta e disinnescata una potente bomba a tempo piazzata sul gasdotto Gazprom che rifornisce la città.
Nei giorni scorsi il Cremlino ha imposto il regime antiterrorismo - quindi la legge marziale e dispiegamento dell'esercito - in due due distretti della repubblica, Elbrus e Baksan, ''allo scopo di prevenire ulteriori atti sovversivi e terroristi pericolosi per la popolazione, e di catturare i membri delle formazioni armate illegali responsabili di questi attacchi''.
Enrico Piovesana