07/03/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Nel giro di trent'anni la superficie si è ridotta del 33 per cento e la profondità si è ridotta a meno di un metro

"Un fluido di coltura dove fioriscono alghe tossiche e microbi". Con queste parole Maria Moustaka, biologa presso l'Università di Salonicco, ha definito l'attuale situazione in cui si trova il quarto lago più grande della penisola greca, il lago Koroneia.

Nel giro di trent'anni il bacino è andato incontro a un degrado inarrestabile: l'estensione è diminuita del 33 per cento e la profondità si è ridotta da cinque metri a meno di uno. La diminuzione della superficie è dovuta alla mancanza di piogge, nonché al drenaggio delle acque sotterranee dalle vicine fattorie. A peggiorare la situazione contribuiscono ampiamente la crescita dell'agricoltura intensiva e il fatto che nel lago vengano fatti defluire gli scarti delle fabbriche nelle vicinanze.

Il deterioramento del lago Koroneia ha richiamato l'attenzione della Commissione Europea, che alcuni mesi fa ha sporto denuncia contro la Grecia per l'incapacità di tutelare il proprio bacino d'acqua. Non solo, Atene non ha rispettato le direttive europee riguardanti gli habitat naturali e il trattamento delle acque reflue.