Nel 2008, in Cina, il latte contaminato con la melamina uccise sei bambini e portò danni ai reni ad altri 300mila. Da allora, il governo cinese iniziò a imporre controlli più ferrei sulla qualità alimentare, gestiti a livello nazionale dall'Amministrazione generale della supervisione della qualità, ispezione e la quarantena (Aqsiq). Tra le nuove norme, c'è anche l'obbligo per i produttori lattiero-caseari di dotarsi di macchinari in grado di rilevare la presenza di additivi. Il portavoce di Aqsiq, Li Yuanping, ha riferito ieri sul tema sicurezza alimentare, nel corso di una conferenza tenutasi a Pechino. Ciò che è emerso è che i recenti controlli sulle aziende attive nel paese hanno portato a risultati drastici.
Soltanto 643 produttori lattiero-caseari, il 55 per cento dei 1.176 totali, è risultato a norma. Il restante 45 per cento non ha passato i controlli e per la maggior parte di essi (426) si profila la chiusura definitiva. Le rimanenti 107 aziende potranno riaprire soltanto a condizione di apportare alcuni miglioramenti alla produzione e al controllo. I produttori di latte per bambini sono 145: soltanto 114 hanno passato i controlli. La situazione varia molto nelle diverse regioni cinesi. Nella provincia dello Yunnan solo il 30 per cento dei produttori ha potuto godere del rinnovo immediato della licenza, nello Zhejiang poco più del 50 per cento delle aziende. A Pechino, su 35 produttori del settore, 25 sono risultati in regola.
L'elevato numero di bocciature sembra voler indicare per il paese intenzioni serie in termini di sicurezza. Nel frattempo, i dati dicono che è in crescita la quota di importazione del latte per bambini. Se nel 2008 era il 40 per cento del mercato, nel 2010 ha toccato il 50 per cento. Reazioni di stupore dal mondo delle Ong che si occupano di tematiche legate alla sicurezza alimentare. La Global Food Safety Forum, per bocca del suo rappresentante Sang Liwei, si è dichiarata sorpresa del verdetto negativo che ha coinvolto quasi il 50 per cento dei produttori.