Le tariffe vanno dai duecentodieci euro per computer abilitato ad accedere al database dei dati personali degli spagnoli fino ai millequattrocento euro della tariffa 'flat'. Il sito che vende i dati sensibili è gestito dal 2004 da un cittadino di Alicante, Josè Vicente Lucas, che a sua volta li ha ottenuti consultando le liste elettorali e i registri comunali, ma senza chiedere il consenso degli interessati, un passo obbligato ordinato dall'ente spagnolo per la tutela della privacy, l'Agenzia spagnola per la protezione dei dati (Aepd).
La denuncia arriva dal quotidiano spagnolo El Pais, che svela come Lucas abbia aggirato il blocco dell'archivio, spostando il dominio da saberlotodo.com a trumbic.com. La nuova pagina ha sede in Svizzera, ma offre gli stessi servizi per i quali la Aepd ha multato l'azienda di Lucas per tre milioni e mezzo di euro. A quattro anni di distanza dalla prima sanzione, il database incriminato è ancora consultabile, così come sono 'acquistabili' i dati personali di trentasei milioni di ignari cittadini spagnoli. L'utilità del servizio è evidente, basti pensare al beneficio che ne traggono le aziende che si dedicano a recuperare i debiti dei morosi per conto di terzi, che possono facilmente accedere a tutti i dati personali, come ad esempio la residenza, dei debitori.
Una vicenda simile si è avuta anche in Italia nel 2008, quando il Garante della privacy bloccò la banca dati di un piccolo imprenditore di Milano che aveva costruito sul suo sito web una banca dati con indirizzi di posta elettronica, numeri di fax e di telefono, lecitamente estratti da registri pubblici. L'illecito consisteva nella mancata comunicazione agli interessati della costituzione della banca dati, che nega di fatto agli stessi la possibilità di revocare il proprio consenso.