26/04/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Il delirio della "politica" italiana sulla guerra in Libia. L'unica cosa che si capisce, è che a nessuno interessa la vita delle persone.

Partiamo dall'inizio: dall'Articolo 11 della Costituzione della Repubblica italiana:
L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.


Cosa dice il supremo garante della Carta (ma ci faccia il piacere, direbbe Totò) a proposito dell'Italia in guerra?
«L'ulteriore impegno dell'Italia in Libia costituisce il naturale sviluppo della scelta compiuta dall'Italia a metà marzo, secondo la linea fissata nel Consiglio Supremo di Difesa da me presieduto e quindi confortata da ampio consenso in Parlamento»
Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica

A lui risponde un signore che a volte dice "sì" e finanzia le missioni militari, e a volte - come in questo caso - dice "no". Il senso dei suoi sì e dei suoi no però sfugge ai più.
«Bombardare una Nazione non ci pare possa essere considerato uno sviluppo né naturale né costituzionalmente corretto. Nè può valere l'ipocrita giustificazione che tutto ciò sarebbe già stato autorizzato dalle Nazioni Unite e dal Parlamento italiano. Infatti, l'Onu non ha mai avallato tale scelta e, soprattutto, le nostre Camere non hanno mai discusso, nè approvato un provvedimento in cui c'era scritto, nero su bianco, di fare guerra ad un'altra nazione. È stato solo deliberato -dice l'ex pm- di impedire che avvenissero dei massacri della popolazione inerme durante una guerra civile. Già! Perché di guerra civile si tratta e pertanto l'Italia non dovrebbe interferire nelle decisioni interne di un altro Stato, ma solo prodigarsi per fornire assistenza, solidarietà e supporto umanitario alla popolazione civile».
Antonio Di Pietro, Idv

Replica feroce di chi dovrebbe 1) opporsi al Governo 2) avere in mente e nel cuore i valori fondanti della Repubblica italiana in quanto (indegno) erede di chi questa Repubblica aveva costruito col proprio sangue:
«Di fronte al responsabile richiamo che oggi il Presidente della Repubblica ha rivolto alle forze politiche e alle istituzioni, ricordando la natura e le ragioni dell' impegno italiano nella crisi libica, suonano stonate e inaccettabili le parole di Antonio Di Pietro».
Anna Finocchiaro, presidente senatori Pd


Oppure:
«La scelta annunciata dal Presidente del Consiglio di partecipare ai bombardamenti di obiettivi militari in Libia è la conseguenza obbligata della nostra appartenenza alla Nato ed è coerente con il ruolo geostrategico dell'Italia nell'area»
Marina Sereni vicepresidente dell'assemblea del Pd

 

Controreplica altrettanto feroce. Stranamente arriva dalla Presidenza del Consiglio:
«L'intervento in Libia è completamente sbagliato, i presupposti sono e restano del tutto infondati. Secondo questa logica assurda avremmo più motivi per bombardare la Siria dove Assad massacra i manifestanti e rappresenta una parte di popolazione molto inferiore a Gheddafi».
Carlo Giovanardi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio

Qualcuno dice di avere imparato una lezione. Speriamo se ne ricordi quando sarà il momento di rifinanziare la missione in Afghanistan. Le scorse volte ancora non l'aveva imparata...
«Non condivido la decisione del Governo di accentuare l'intervento militare in Libia e di dare vita alla flessibilità operativa dei velivoli italiani. Da tempo abbiamo imparato che gli 'specifici militari selezionati sul territorio' sono di fatto una mistificazione. In queste operazioni si finirà per colpire i civili. Mio padre da militare e alpino ha rifiutato di aderire alla Repubblica Sociale e alla guerra per questo è morto in campo di concentramento e mi ha comunicato l'avversione alla guerra, a tutte le guerre. Non credo che questo sia il modo di aiutare il popolo libico. Non esistono guerre umanitarie, ogni guerra genera morte, lutti, dolore, distruzione e radica risentimenti. Occorre cercare di mettere in campo una azione diplomatica di alto spessore ed evitare che tutto possa essere risolto con le armi e i bombardamenti».
Savino Pezzotta, Udc.

Aggiunge tuonando un suo collega di partito:
«Il grande risultato dei colloqui italo-francesi è un colpo allo spazio di Schengen e il via ai bombardamenti in Libia. Grave è la responsabilità che si assumono Silvio Berlusconi e il suo governo agli ordini di Sarkozy».
Enzo Carra, Udc

 

Addirittura rivoluzionario, direi quasi sovversivo, quasi alla Gino Strada (ciecopacifista) il proclama - finalmente - che giunge infine:
«Il mondo arabo ha bisogno della sua libertà, non di un neocolonialismo mascherato dall'intervento umanitario. L'evoluzione naturale delle rivoluzioni non è il bombardamento di un popolo, perché solo i civili ne pagano le conseguenze, come vediamo in Libia. Occorre riflettere sul fatto che laddove la rivoluzione è rimasta nelle mani di chi l'ha costruita, come in Tunisia, è durata il tempo di abbattere il tiranno per poi tornare al lavoro su una nazione nuova; laddove invece è entrata la mano straniera come in Libia - prosegue Sbai - la situazione si è irrimediabilmente impantanata. L'attacco alla Libia, cui personalmente sono contraria da sempre, è stato uno sbaglio gravissimo che deve far riflettere sulla gestione di queste rivoluzioni arabe: chi ne vuol coartare gli esiti - conclude - finisce sempre per farsi sfuggire la situazione di mano, con danno gravissimo per la popolazione civile che ne esce devastata».
Souad Sbai, Pdl


Questa volta non mi avranno!, le altre volte invece...
«Non so cosa significhi ulteriore flessibilità, ma se questo volesse dire bombardare non se ne parla. Il mio voto in questo senso non l'avranno mai»
Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione legislativa e responsabile delle segreterie nazionali della Lega Nord


Come un sol uomo: «Sostengo nel modo più convinto le dichiarazioni del ministro Calderoli. Nel caso specifico, appare sempre più evidente che, almeno da parte di alcuni Paesi alleati, il vero obiettivo è quello di abbattere un regime per sostenerne un altro dalla natura incerta, e non certo quello di proteggere la popolazione civile».
Roberto Castelli, viceministro, Lega Nord, sta parlando della Libia? E perché invece, il regime di Karzai è certo, limpido, democratico e incorruttibile?

Mah.

 

Maso Notarianni

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