04/04/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



L'azione si svolge nel campo profughi di Dabaab, meta del viaggio per due in palio per il vincitore. Sensibilizzazione o sciacallaggio?

L'ultima applicazione controversa di Facebook si chiama The City That Shouldn't Exist, la città che non dovrebbe esistere ma, a detta di molti, è il gioco stesso che non dovrebbe esserci. Il nome originale, poi cassato per ovvie ragioni, era The Worst Holiday Ever, la peggiore vacanza di tutti i tempi. Ed effettivamente, il luogo in cui si svolge l'azione non è dei più ameni. Si tratta del campo profughi di Dabaab, in Kenya, ultimo rifugio di una popolazione proveniente in prevalenza da Sudan e Somalia, stimata intorno alle 330 mila unità, tristemente noto per gli enormi deficit sanitari, la pericolosità e lo squallore generale. Dabaab è, davvero, una città che non dovrebbe esistere ma invece c'é ed è reale. Il giocatore veste i panni di un funzionario dell'Echo, la European Commission Humanitarian Aid&Civil Protection, l'agenzia della Commissione europea che si occupa di interventi umanitari, una sorta di eroe che viene svegliato nel cuore della notte da un allarme lanciato dal quartier generale. Il nostro si alza e come un dozzinale James Bond si offre: "Una crisi, persone in difficoltà? E' ora di vestirsi". "Mio eroe", biascica la compagna che continua a dormire. La chiamata del capo spiega la situazione: "Circa 100 mila altre persone sono attese nel campo di Dabaab nelle prossime 72 ore". Questo è il lasso di tempo in cui, con un budget a disposizione, il protagonista deve comprare tende, medicine, cibo da spedire subito al campo, in cui poi bisogna anche mantenere l'ordine e garantirne la sicurezza. Se i beni di prima necessità non arrivano o non bastano, i poveri profughi si trasformano in un cumulo d'ossa.

La finalità del gioco, sulla carta, è del tutto evidente: l'obiettivo è sensibilizzare un segmento della società che generalmente poco si interessa di certe tematiche, catturandolo con un gioco. Ma è altrettanto chiaro che si tratta di un tema, quello dell'aiuto umanitario alle popolazioni vittime di disastri naturali e di guerre, che non ha nulla di ludico e con il quale occorre confrontarsi con molto tatto. La mercificazione non è piaciuta affatto e il gioco, secondo le agenzie, sarebbe stato ritirato dai committenti, ovvero la stessa Echo e il Danish Refugee Council (Drc), finiti nell'occhio del ciclone per quello che a molti è sembrato un atto di sciacallaggio. Non tutti gli addetti ai lavori, a dire il vero, hanno espresso perplessità; diverse persone ai microfoni di AlertNet hanno giudicato favorevolmente il gioco ma sembrano essere una minoranza. Tanto che sul profilo Facebook dell'Echo, ogni traccia dell'applicazione è scomparsa. Su quello del Drc, invece, resta un link postato il 18 aprile, approvato col pollice in alto da quattro persone e impallinato dal commento di una sostenitrice: "Si tratta sicuramente di uno scherzo". No, non si tratta di una comica: Echo e Drc hanno pensato bene di mettere in palio, per il giocatore che entro il 31 maggio totalizzerà il punteggio più alto, un viaggio per due persone proprio per il campo di Dabaab. "E io cosa vinco?", si chiede un utente che scrive da Kakuna, altro famoso campo profughi in territorio kenyota. "Andare da Kakuma a Dabaab è come spostarsi da Bagdad a Mogadiscio. Noi abbiamo bisogno di una vita più sicura non di finti progetti". Lo sviluppo di questa applicazione è costato 208 mila euro. Soldi investiti o buttati? Dipende dai punti di vista.

 

Alberto Tundo

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