04/05/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



L'omicidio extragiudiziale di bin Laden contrario anche alla costituzione Usa

"Giustizia è fatta", hanno detto in coro Barack Obama e Hillary Clinton. Così non è.
Osama bin Laden era disarmato, ormai lo ammettono anche alla Casa Bianca. La giustificazione per l'omicidio extragiudiziale del leader di al Qaeda perde quindi il suo principale caposaldo.
Non è però solo dal punto di vista del diritto internazionale che la tesi delle agenzie governative statunitensi fa acqua da tutte le parti. Anche la costituzione Usa è stata violata.
Eric M. Freedman, docente di diritto costituzionale alla Hofstra University di New York, spiega a PeaceReporter perché.

Gli Stati Uniti sono in guerra con al Qaeda?

No. Dal punto di vista della costituzione, una guerra può esserci solo contro uno Stato-nazione esistente o in formazione e dovrebbe concludersi con un trattato e lo scambio di prigionieri.
Storicamente, gli Usa hanno considerato "Stati" anche i confederati durante la guerra civile, gli Stati Barbareschi durante le due guerre del 1801-05 e 1815 (anche se all'inizio avevano denunciato i corsari come semplici "pirati") e il precedente governo Afghano, quello dei talebani, contro cui è stata fatta la guerra del 2001.
Non è questo il caso di al Qaeda e quindi l'azione contro bin Laden non può essere assolutamente considerata un'azione di guerra.
Per i costituenti, circoscrivere il concetto di "guerra" significava anche limitare gli abusi militari. In guerra si possono tenere nemici prigionieri, senza accuse specifiche, fino alla fine del conflitto. E sono giudicati da un tribunale militare. Negli altri casi, i prigionieri di qualsiasi nazionalità devono avere un processo penale di fronte a un tribunale civile.
Il diritto internazionale è un'altra storia e non è il mio ambito di studi, ma il presidente degli Stati Uniti è vincolato dalla costituzione.

Secondo quali norme legali statunitensi è stata possibile un'azione come quella che ha portato all'uccisione di bin Laden?

Se autorizzata dal Congresso, la forza militare può essere utilizzata per far rispettare il diritto penale. È attraverso questo meccanismo che i soldati Usa arrestano pirati al largo della Somalia, mercanti di schiavi, narcotrafficanti in Colombia. Ma anche all'interno del Paese, con questo stratagemma, è stato utilizzato l'esercito per reprimere il grande sciopero delle ferrovie del 1877, giusto per fare un esempio. Si chiama "uso autorizzato di forza militare", non "guerra".
In tal caso, come ho già detto, i prigionieri devono essere giudicati da un tribunale civile.

Dal punto di vista del diritto, quanto è importante capire se bin Laden fosse armato o no, se abbia risposto al fuoco o no, se si sia fatto scudo di una delle sue mogli o no?

Direi che la situazione è simile a quando un rapinatore di banca si trincera in un appartamento con degli ostaggi. Ma mi sembra che queste circostanze siano state escluse dal governo stesso.

Sempre dal punto di vista legale, sarebbe stato possibile compiere un'azione del genere senza avvertire il Pakistan?

Anche qui si tratta di diritto internazionale e non è il mio campo, ma immagino proprio di no.

Un'azione come quella contro bin Laden cambia l'idea stessa di guerra e sancisce il concetto di guerra asimmetrica?

Non bisogna vederla così. Questi sono solo tentativi retrospettivi di giustificare l'ingiustificabile. Se qualcosa non è una guerra, non si può farla diventare tale semplicemente chiamandola "una guerra di tipo diverso". Se si vuole cambiare la definizione di "guerra", bisogna farlo in prospettiva, non a giochi fatti.

Qual è la sua opinione più generale sull'omicidio di bin Laden?

Non fa che rafforzare le distorsioni del sistema legale statunitense dopo l'11 settembre.

In un articolo del 2010, il professor Freedman scriveva: "La più grande forza dell'America non è militare, ma consiste nella potenza morale che le deriva dall'essere esempio per il resto del mondo. Un Paese che gli altri vogliono comprensibilmente emulare, così sicuro dei propri valori che vi aderisce in tempi di tensione, è un Paese che vuole conquistare cuori e menti della gente di tutto il mondo e che alla fine prevale nei conflitti ideologici globali.
Se il presidente Obama perde di vista questa realtà di lungo periodo per qualche vantaggio a breve termine, la sua eredità sarà uno Stato di diritto che alla fine del suo mandato sarà più compromesso che all'inizio, e una nazione più debole".

Gabriele Battaglia

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