La Commissione Onu per l'Asia e il Pacifico ha presentato oggi a Nuova Delhi il suo rapporto annuale Economic and social survey of Asia and Pacific. Il dato più scioccante emerso dal documento è che, nel continente asiatico, 19,4 milioni di persone vivono al di sotto della soglia della povertà, un bilancio che potrebbe salire a 42 milioni durante il 2011 se non si arresta il rincaro dei prezzi che ha colpito la regione.
Inflazione e caro petrolio "potrebbero seriamente minacciare lo sviluppo, in particolare per i Paesi più vulnerabili, come Bangladesh, Nepal e India", si legge nel rapporto, che evidenzia inoltre, tra le possibili conseguenze di tale situazione, un "ritardo di cinque anni nella realizzazione degli obiettivi per il Millennio dell'Onu".
La crescita di giganti quali India e Cina, che nel 2010 hanno trainato l'economia globale con un'espansione dell'8,8 per cento, viene dunque neutralizzata da un vortice inflattivo che tocca i beni più strettamente necessari e colpisce soprattutto i poveri delle città. Questi ultimi, come ricorda anche l'economista G. K. Chadha, sono solitamente "costretti a comprare tutto ciò che consumano" e vengono occupati nel cosiddetto settore informale, un'ampia fascia sommersa dell'economia, in cui i lavoratori sono sfruttati e non ricevono alcuna garanzia sociale.