11/05/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Il presidente Usa: "La nostra nazione fatta da migranti". Necessità di un piano nazionale in vista della ripresa economica. Dal Messico transitati 11 milioni di clandestini

"La riforma dell'immigrazione è per l'America anche un imperativo economico", ha dichiarato oggi il presidente Barack Obama durante una sua visita in Texas, in cui ha illustrato i dettagli del nuovo piano strategico statunitense. Il capo della Casa Bianca si è detto convinto che mai come ora, in un'era globalizzata e in affanno economico, è fondamentale "non solo attrarre talenti, ma saperli trattenere all'interno del Paese", nella prospettiva di una sana ripresa. Un progetto che va portato avanti a "livello nazionale", condannando indirettamente la scelta di alcuni Stati federali di rafforzare la "caccia all'uomo" contro i clandestini.

"Un imperativo economico" dunque la riforma che dovrebbe sostituire il "sistema obsoleto" attualmente in vigore, sviluppando una strategia lungo tre linee direttrici. Si tratterà in particolare di "proteggere i confini e punire le aziende che sfruttano lavoratori illegali". Importanti responsabilità anche per gli stessi immigrati, che "dovranno imparare l'inglese e mettersi in fila per legalizzare la loro posizione".

Un discorso, quello di Obama, indirizzato soprattutto al popolo ispanico, il 16 per cento della popolazione statunitense, profondamente deluso da un'Amministrazione che non ha saputo "addolcire" regole sull'immigrazione decisamente punitive. In particolare è il confine Usa-Messico la zona più "calda" dove sono transitati circa 11 milioni di clandestini attualmente residenti illegalmente negli Usa.