19/05/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Lo dice il Rapporto "Aidwatch 2011". Italia e Germania le principali responsabili del ritardo

L'Unione europea è in ritardo nel conseguimento degli Obiettivi del Millennio, una serie di traguardi "sanciti" nel 2000 da 189 leader mondiali, decisi a ridurre la povertà estrema di alcune zone del pianeta. La deadline è prevista per il 2015, ma già nel 2010 l'Ue ha registrato uno scarto di quindici miliardi di euro tra la quota di Aiuti pubblici allo sviluppo (Aps) prestabilita e il concreto contributo erogato. Il 38 per cento del "buco" è una diretta responsabilità del governo di Roma. A denunciarlo è il Rapporto "Aidwatch" 2011, preparato da ActionAid, dall'Associazione ong italiane, da Concord e da Link 2007, e presentato oggi a Roma.

Lo scorso anno, il governo italiano ha destinato allo sviluppo lo 0,15 per cento del Pil, contro lo 0,56 per cento stabilito per il 2010 dagli obiettivi europei. Questi ultimi sono stati raggiunti solo da nove paesi europei, mentre tutti gli altri hanno operato tagli drastici ai propri contributi. L'Italia in particolare si colloca al 15esimo posto (rispetto alla percentuale di Pil erogato per gli Aps) dietro alla Grecia e al Portogallo. Insieme alla Germania, Roma è responsabile del 60 per cento del ritardo Ue.

Secondo il rapporto, le cifre sono destinate a peggiorare ulteriormente. Si prevede che l'Unione europea nel 2015 raggiungerà lo 0,45 per cento del Pil, contro lo 0,7 stabilito dagli Obiettivi del Millennio. Quanto all'Italia, nessun miglioramento in vista: a questi ritmi gli Aps di Roma rischiano di scendere allo 0,13 del Pil entro i prossimi due anni.

Parole chiave: Povertà, Aiuti allo sviluppo, Ue, ritardi
Categoria: Risorse, Popoli
Luogo: europa