La "Nato d'Oriente" - o il "neo-Patto di Varsavia" se si preferisce - diventa più grande. La Shanghai Cooperation Organization (Sco) intende accogliere al suo interno, a breve termine, India e Pakistan: come a dire "cane e gatto". È proprio la storica rivalità tra i due Paesi, le dispute territoriali irrisolte, a ritardare il loro ingresso come membri effettivi. Finora, partecipano ai summit dell'organizzazione come osservatori. L'ultimo, che si è tenuto ad Astana (Kazakistan) a metà giugno, ha però sancito la volontà di aprire ai nuovi membri e un corrispettivo desiderio da parte di questi ultimi.
La Sco è nata nel 2001 con sei Stati fondatori: Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan. Oltre a India e Pakistan, sono due i Paesi osservatori che hanno espresso la volontà di aderirvi: Iran e Mongolia. Ma per la repubblica islamica le porte sono al momento chiuse, dato che lo statuto della Sco prevede che ne siano esclusi gli Stati che stanno subendo sanzioni Onu.
Quanto a India e Pakistan, la loro possibile adesione passa attraverso la stabilizzazione della frontiera comune. A dire il vero, per il Pakistan il problema della stabilizzazione è anche interno, cosa che a questo punto riguarda anche l'India, dato che difficilmente i due Paesi saranno accolti separatamente nell'organizzazione.
La Sco ha una duplice missione.
La prima è politica: combattere la "triade del male" costituita da estremismo, terrorismo e separatismo. La lotta va fatta, ovviamente, tenendo d'occhio la vera minaccia che si staglia all'orizzonte: gli Stati Uniti, che attraverso le proprie basi dislocate un po' ovunque e la presenza in Afghanistan stanno circondando la Cina e si aggirano pericolosi ai confini sud della Russia. Questo è l'assunto implicito alla costituzione della Sco.
La seconda missione è economica: creare una rete di prosperità comune - una vera e propria area di libero scambio - che abbia il suo cuore nell'Asia centrale e le sue propaggini ai quattro punti cardinali.
È proprio osservando la mission che si capisce perché l'India voglia aderirvi. Rafforzare la lotta contro terrorismo e narcotraffico attraverso la cooperazione è un obiettivo che Delhi sottoscrive al cento per cento. Ma anche l'aspetto economico è importantissimo, anzi di più: l'India non può permettersi di restare fuori da una futura area di libero scambio che comprende le economie più dinamiche del pianeta (tra cui lei stessa medesima) e i maggiori produttori di energia, a cui potrebbe aggiungersi tra poco anche il Turkmenistan.
A questo punto, il riavvicinamento con Washington dove va a finire dato che, come osserva Asia Times, il denominatore comune della Sco è "tenere l'America alla larga"?
Un editoriale su The Hindu osserva che gli stessi Usa hanno posto il 2014 come data ultima per la fine delle proprie operazioni "offensive" in Afghanistan. Sulla base di questa non troppo certa prospettiva, il giornale spinge in direzione dell'adesione indiana alla Sco poiché sarà proprio attraverso l'organizzazione comune - si sostiene - che i diversi partner asiatici riusciranno a dare stabilità a Kabul. Va detto che The Hindu è accusato in patria di essere filocinese (e quindi filo-Sco) tanto da guadagnarsi l'appellativo di "The Chindu". Ma è chiaro che sul lungo periodo, in prospettiva strategica, Delhi è molto più interessata all'integrazione politico-economica asiatica piuttosto che al rinfocolamento delle storiche tensioni con il Pakistan.
In questa visione del futuro, il gas gioca un ruolo ancora più importante del petrolio, destinato secondo molte analisi a toccare i suo picco tra breve. I maggiori produttori sono in quest'area (Russia, Kazakistan, Turkmenistan) e un gasdotto che da questi Paesi attraversi anche l'Afghanistan e il Pakistan per poi giungere in India garantirebbe le forniture energetiche a Delhi, abbassando i prezzi grazie all'integrazione tra le economie.
In questo scenario politico-economico, il grande escluso sono gli Stati Uniti, che hanno infatti tutti gli interessi a restare in Afghanistan e a continuare a destabilizzare il Pakistan.
Gabriele Battaglia