Domenica prossima 47 milioni di thailandesi si recheranno alle urne per le elezioni governative. A sfidare la leadership del premier Abhisit Vejjajiva sarà il Peua Thai, il partito delle "camicie rosse" dell'ex primo ministro Thaksin Shinawatra, attualmente in auto-esilio - sua sorella Yingluck, capolista del partito, potrebbe diventare, in caso di vittoria, la prima donna premier nella storia del Paese.
La tensione è ai massimi livelli. Il ricordo delle violenze che nel maggio 2010 sconvolsero Bangkok, quando le "camicie rosse" furono cacciate dalla capitale con scontri che causarono 91 morti e 1800 feriti, è ancora vivo. Il reciproco risentimento che oppone i due sfidanti ha le sue radici nel golpe che nel 2006 rovesciò il governo di Thaksin. Negli ultimi anni, le posizioni dei due campi si sono radicalizzate e la possibilità di nuove violenze è reale.
La sfida, che fino a pochi mesi fa i sondaggi davano alla pari, sembra ora pendere decisamente a favore del partito di Thaksin. Per assicurarsi la guida del Paese, il partito delle "camicie rosse" dovrà ottenere la maggioranza assoluta dei 500 seggi in palio. Diversamente, i Democratici di Abhisit, pur sconfitti, avrebbero i margini per ricreare la coalizione con i partiti minori oggi al governo. L'ingiustizia subita porterebbe, in tal caso, le "camicie rosse" in piazza, e l'ostilità delle forze armate verso l'ex premier non è un mistero. Molti temono addirittura un "colpo di stato silenzioso": già due volte in passato un governo pro-Thaksin è stato sciolto per via giudiziaria.
La differenza tra i due campi non è tanto nelle politiche proposte. In un Paese in crescita ma con un tasso di diseguaglianza tra i più alti in Asia, entrambi i partiti sono per l'aumento delle retribuzioni minime e per una pioggia di investimenti nelle infrastrutture. Le divisioni sono per lo più geografiche e sociali. L'attuale premier è forte nella capitale e nel Sud del Paese, mentre l'ex premier può contare sul popoloso Nord-est rurale ed ha dalla sua parte una classe emergente di imprenditori.
Ad incidere sull'instabilità sono anche le peggiorate condizioni di salute dell'anziano re Bhumibol (83 anni), venerato da gran parte della popolazione che gli riconosce una grande autorità morale.