Abbiamo intervistato Rosa Miriam Elizalde scrittrice cubana
che insieme a Luis Baez, è autrice del libro
"Dissidenti", una raccolta di testimonianze di uomini e donne che hanno
lavorato per l'intelligence cubana contro i "mercenari", come
sono stati definiti dal governo cubano, finanziati dall'estero
per sovvertire Fidel Castro.
Signora
Elizade cosa raccontate in questo
libro? "Raccontiamo che il 3 aprile 2003 si è
aperto all’Avana il processo contro 75 persone, accusate di
sovversione dell’ordine statale cubano. Abbiamo
raccolto vere testimonianze che illustrano quale sia
il mondo della “dissidenza” a Cuba: partiti e fazioni in competizione
per pochi dollari, il visto per gli Stati Uniti o un premio
internazionale. Il tutto sotto il controllo della Sección de Intereses
de Norteamérica (SINA), la rappresentanza diplomatica statunitense
all’Avana, con a capo James Cason, mandato a Cuba dell’amministrazione
Bush. Ed è proprio il lavoro della Seguridad che ha permesso di porre
fine alla serie di attentati che nel 1997 avevano colpito interessi
turistici cubani, causando fra l’altro anche la morte del giovane
italiano Fabio Di Celmo, ucciso da una bomba collocata all’Hotel
Copacabaca dell’Avana."
Quando
avete pensato di scrivere questo libro? “L’idea è nata quando il nostro
governo decise di giudicare come “mercenari” coloro i quali avevano
collaborato con i servizi segreti Usa. Allora abbiamo deciso di
raccontare al mondo qual’è la vera dissidenza. Il libro è dedicato agli
eroi anonimi che dentro e fuori Cuba vigilano nell'ombra perché non si
spenga mai la luce.”
Perché è
nato questo libro? “Per rabbia. Il libro è
figlio della rabbia. Volevamo scrivere la vera storia della dissidenza.
E’ un libro nato in difesa di una Rivoluzione che da quarant’anni tiene
testa all’imperialismo Usa. Direi che la nascita del libro è arrivata
in concomitanza con il periodo storico che sta vivendo la nostra
nazione.”
Di che cosa si
parla nelle storie del libro? “Questo è un
libro che racconta le storie di uomini e donne che hanno lavorato per
la Seguridad Cubana contro il terrorismo e che nel corso del tempo
hanno dato aiuto a Cuba ad evitare diversi attentati. Sono colleghi dei
“Cinque Eroi”, oggi detenuti nelle carceri statunitensi, colpevoli di
aver difeso la propria patria dal sovversivismo e per questo condannati
a pene pesanti. Per me valgono le parole del nostro presidente che dice
che i dissidenti tradiscono non solo la patria, bensì tutta l’umanità.
Sono storie di persone che hanno messo a repentaglio la loro vita e
quella dei loro familiari per salvaguardare la nostra nazione. La
nostra storia. Hanno dovuto sopportare anche l’indifferenza dei vicini
di casa, degli amici, ma che alla fine sono considerati eroi.”
Ci sono prove contro le persone
processate? “Sì, ci sono prove inconfutabili.
Il servizio reso dagli agenti dell’antiterrorismo ha fatto in modo di
far avere molto materiale, anche fotografico.”
Come pensate verrà accolto il vostro
libro? “I media internazionali danno molto
spazio alle storie controrivoluzionarie. Nei confronti di noi scrittori
cubani c’è scetticismo. Non abbiamo molto spazio. Sicuramente abbiamo
meno possibilità di essere ascoltati noi rispetto agli spazi concessi
alla propaganda anticubana. Sembrerà assurdo ma molto spesso mi è
capitato di sentirmi in clandestinità durante la presentazione di
questo libro.”