Scritto per noi da
Capitan Harlock
Mentre domani l'AGCOM deciderà di un provvedimento che pure molti moderati considerano liberticida per l'internet italiana, si tenta di distrarre l'opinione pubblica propinando la notiziola che è stata identificata la cellula italiana di anonymous, il gruppo diventato famoso in tutto il mondo per gli attacchi informatici ai danni di molte aziende e alcuni enti governativi.
Pure il linguaggio utilizzato nel comunicato sul sito della Polizia di Stato richiama alla mente il terrorismo, in linea con quanto si va predicando da qualche anno: non sazi dei campi di battaglia fin troppo reali, cercano in ogni modo di includere tra questi pure il mondo virtuale. Oppure, molto più semplicemente, è l'applicazione superficiale di vecchi schemi storico-politici a fenomeni moderni.
Eppure, almeno in Italia, gli attacchi informatici portati da sedicenti anonymous ed altri gruppi sorti sull'onda dell'emulazione, pare si siano limitati al rallentamento di qualche sito del governo. Se invece vi sono stati davvero attacchi informatici di altra natura, che hanno messo a rischio i dati delle aziende che vengono menzionate nei vari articoli sui quotidiani, allora la cosa davvero preoccupante è che non se ne sia saputo nulla sino ad ora, mentre in altre nazioni vi sono leggi che obbligano le aziende quotate a rendere pubblici gli incidenti di natura informatica di cui sono oggetto, qualora coinvolgano dati riservati.
La sensazione è che ancora una volta si voglia allontanare l'attenzione del pubblico dai veri problemi della rete in Italia: lentezza, scarsità infrastrutturale, stravaganti iniziative quali la PEC (che non ha uguali in alcun altro paese, ovvero funziona solo in Italia. Con tanti saluti all'interoperabilità delle tecnologie, cioè uno dei punti di forza della rete), le velleità censorie.