Quaranta anni di lotta sfrenata alla droga hanno fatto uscire dalle casse statunitensi non meno di 1 miliardo di dollari. Una cifra alta che non è servita a contrastare in modo efficace il mercato illecito delle sostanze stupefacenti. E se il numero di consumatori di droghe leggere negli Usa è sempre stabile, aumenta il consumo di droghe pesanti, in particolare di cocaina.
Inoltre, nelle ultime quattro decadi, centinaia di migliaia di persone sono state fermate e arrestate in seguito a reati connessi al traffico di stupefacenti.
La battaglia iniziata dall'allora presidente Nixon è ancora molto lontana dall'essere vinta. E nel frattempo, oltre all'elevato investimento per le operazioni di polizia, l'amministrazione Usa ha speso nel corso degli anni decine di milioni di dollari per il recupero dei tossicodipendenti e per il mantenimento nelle carceri di quanti hanno commesso reati sotto l'effetto di droghe.
Per queste ragioni Washington vuole correre ai ripari e mettere un freno alla spesa. Nel solo Ohio (ma il problema riguarda anche Florida, Mississipi e California e altri Stati), il governo locale spende poco meno di 20 milioni di dollari all'anno per il mantenimento dei tossicodipendenti nelle carceri. Un costo che secondo alcuni senatori repubblicani gli Usa non si possono più permettere. E per queste ragioni stanno mettendo a punto alcune proposte di legge che mirino a ridurre il numero di tossicodipendenti che si sono macchiati di reati, nelle carceri statunitensi.
Ma è solo la punta di un iceberg enorme, molto più grande di quello che ci si può immaginare.
Washington infatti, anche per il 2011 ha messo a budget una cifra impressionante, 300 milioni di dollari, per contrastare il traffico di droga che dai paesi del Centroamerica arriva all'interno de confini Usa. La conferma è arrivata direttamente dal segretario di Stato Usa, Hillary Clinton.
Ma oltre agli investimenti ufficiali potrebbero esserci anche investimenti sommersi dedicati a operazioni 'coperte' che non possono essere ufficializzate. "C'è la netta sensazione che i più grandi Paesi che aderiscono alla Nato e soprattutto gli Usa utilizzerebbero le organizzazioni mafiose per il traffico di armi e droga, ovviamente sotto copertura. Facendo un esempio abbastanza attuale possiamo prendere in considerazione le organizzazioni paramilitari colombiane che hanno combattuto contro i narcotrafficanti ma che in sostanza sono state utilizzate dagli Usa per combattere la guerriglia delle Farc (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia)" dice Gregorio Dionis di Equipo Nizkor.
"Infatti, ad esempio, i finanziamenti ai gruppi paramilitari colombiani non si fanno certo secondo i canali ufficiali. In ogni caso quasi tutti quelli che si occupano di queste cose sono convinti che il presupposto ufficiale non corrisponde a quello reale. Dunque, le operazioni 'coperte' avvengono e hanno bisogno di soldi per essere costruite. In questo momento - continua Dionisis - sono convinto che sia in Colombia che in molti paesi del Centroamerica siano in corso operazioni sotto copertura e quasi tutte sono relazionate al narcotraffico. Ma è dall'epoca dello scandalo Iran Contras che si sa di queste operazioni sotto copertura. E oggi la situazione è che molti dei Paesi del Centroamerica sono da considerare come narcostati: paesi comprati e gestiti dalle organizzazioni criminali, come il Guatemala. Oltretutto, le operazioni 'coperte' hanno anche la possibilità di controllare l'aspetto socio politico di un Paese" conclude Dionis.
Alessandro Grandi