10/08/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Edito da Lantena edizioni, un libro traccia una mappa impressionate del traffico mondiale di stupefacenti

Un mondo di blanca e brown. Cocaina ed eroina che muovono il mondo, che diventano costume e dipendenza di milioni di persone, ma che soprattutto diventano motore dell'economia ai quattro angoli della Terra. Tutto questo e molto di più in Narconomics, edito da Lantana edizioni, scritto da Matteo Tacconi, Enza Roberta Petrillo, Cecilia Ferrara e Stefania Bizzarri.

Il senso di questo lavoro, sta nel prologo. ''Quando si parla di droga si parla di prima di tutto di blanca e di brown, i due grandi pilastri del terzo comparto economico del pianeta, dietro petrolio e armi. Il primo, quanto a tasso d'illegalità''. Una frase che da il senso dell'enormità di un mercato che si è fatto sistema. Ancora dall prologo: ''Non c'è attività sana dell'economia globale che non sia inquinata da narcodollari, narcoeuro e narcorubli''. Un libro necessario, che traccia una sorta di bilancio del mercato (illegale) più florido. Più che un'inchiesta o un reportage, Narconomics è una sorta di breviario sul tema, con il lavoro dei quattro autori che hanno raccolto dati, documenti e articoli giornalistici sul tema a livello mondiale. Attraverso due direttrici geografiche. Quello della blanca, dal Sudamerica al Nord America e all'Europa, passando per l'Africa, e quella della brown, dall'Afghanistan, passando per l'Iran, la Turchia e i Balcani, fino all'Europa.

Storie, strade, che si intersecano. Personaggi da film, ma dannatamente reali. Come Salvatore Mancuso, italo colombiano, capo dei paramilitari anticomunisti. Capace di creare un impero, ultimo padrino di una galleria degli orrori che passa da Pablo Escobar fino ai cartelli messicani, entrati in auge dopo il tramonto dei clan colombiani. Messico e Colombia, uniti dalla cocaina e dai piani fallimentari degli Stati Uniti nella lotta alla droga che hanno drenato miliardi di dollari per ottenere il risultato opposto a quello sperato: clan più forti, meglio armati e più violenti. Con un consenso sociale che forse fa più paura ancora della corruzione e delle dentellature politiche. Ma la cocaina non arriva solo in Canada e negli Usa. Raggiunge anche un'Europa sempre più famelica, sfruttando le piste africane, dove miliziani integralisti islamici nel Sahel e governi corrotti come la Guinea Bissau si nutrono dei proventi del trasporto.

L'eroina, invece, arriva dall'Afghanistan. Dove l'11 settembre ha portato la guerra, ma non la libertà. E nella guerra, come dimostra l'ex-Jugoslavia, prolifera il crimine organizzato. Dai campi di papaveri afgani, partono i corrieri per la Russia e l'Europa. I primi attraverso le repubbliche ex sovietiche, i secondi attraverso la Balkan Route, che riceve la merce dalla Turchia, e individua una mafia emergente, sempre più organizzata e forte, che mette radici nella ex Jugoslavia, in Bulgaria e in Albania. Ma l'eroina, in gioco di specchi, finisce anche sul mercato americano. Un cerchio, che si chiude attorno a coloro che cercano di distruggere questo mercato, avvolgendoli nelle spire di un boa. Miliardario.

L'Italia, in questo grande gioco, svolge un ruolo chiave. Al settentrione come al sud. La n'drangheta calabrese, ritenuta molto più affidabile e impenetrabile, si è ritagliata un ruolo mondiale a scapito di una mafia tagliata fuori dal fenomeno del pentitismo. I clan pugliesi, da anni, fanno affari con i dirimpettati balcanici, i camorristi campani proliferano nella Spagna del boom (finito). Ma è Milano, assieme ad Amsterdam, uno dei principali hub del commercio di droga. Dare dei dati è pressoché impossibile, ma Narconomics raccoglie i dati più attendibili. Almeno 14 milioni di europei, almeno una volta nella vita, hanno consumato cocaina. Il mercato, in Europa, è calcolato in 34 miliardi di dollari, in America in 37 miliardi di dollari. Un business troppo grande perché qualcuno, davvero, si ponga la domanda più facile: perché non renderla legale? Anche le Nazioni Unite, non proprio un covo di rivoluzionari, si sono resi conto che la 'tolleranza zero' ha avuto effetti disastrosi.

Dal 1998 al 2008, dichiara l'Onu, i consumatori di droga sono aumentati del 34.5 percento.
Per la Commissione Onu sulle politiche della droga, a giugno 2011, la legalizzazione della cannabis darebbe un batosta alle organizzazioni di criminalità organizzata e salvaguarderebbe la salute dei cittadini. Il problema vero, considerate le collusioni dei narcotrafficanti con la politica, è se la batosta si vuole darla per davvero.

Christian Elia

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