Cosa hanno in comune un prete italiano, un contadino boliviano, un minatore del monte Amiata e un'attivista indigena colombiana? Lo spiega La visione dell'acqua, a cura dell'associazione Yaku, edito da Nova Delphi. Un libro che è un viaggio, dalla cosmogonia andina fino ai movimenti per l'acqua pubblica in Italia, trionfanti con il referendum del giugno scorso.
Un libro che parte da un presupposto molto intimo: l'acqua è un bene fondamentale non solo per motivi etici, ma anche per motivi spirituali. Alla ricerca di una nuova gestione dei beni comuni, sottratti alla rapacità del mercato e delle multinazionali, Yaku aggiunge un elemento: l'acqua come elemento chiave anche dell'antropologia e della formazione culturale dei popoli. A tutte le latitudini. Un viaggio che parte dalla Bolivia, dove l'acqua è considerata ''il sangue della Pachamama'', la madre terra. Le divinità della cosmogonia andina hanno utilizzato i fiumi per popolare il mondo. Leggende buone per gli studiosi? No, tutt'altro. I cosiddetti bioindicatori, osservabili in natura, restano tra i più affidabili guardiani dello stato di salute della Terra.
Ecco che la guerra per l'acqua pubblica in Bolivia, dove l'oro blu è stato difeso sulle barricate di Cochabamba, diventa un simbolo, che ha generato la vittoria più grande. Oggi è la stessa costituzione boliviana a tutelare i diritti ancestrali delle comunità e degli essere umani, sancendo l'accesso all'acqua come un diritto inalienabile. Esempio seguito da Uruguay ed Ecuador, mentre in Colombia (seconda esperienza raccontata nel libro) il governo ha ignorato le firme raccolte dalla popolazione civile, uccidendo la democrazia prima ancora che il ghiacciaio Cocuy, sacro per il popolo U'wa, i guardiani della Terra.
Un viaggio che arriva anche in Italia, dalle battaglie per salvare le risorse idriche delle Alpi a quelle del Monte Amiata. Una relazione innegabile, quella tra acqua e sopravvivenza dell'umanità. Nel 2050 la temperatura media di innalzerà di tre gradi centigradi. I ghiacciai saranno i primi a pagare, impoverendo il loro contributo a sorgenti, fiumi e laghi. E' così difficile capire perché le principali multinazionali del mondo corrono per accaparrarsi la proprietà delle sorgenti? Il referendum in Italia, la decisione di Parigi di ripubblicizzare l'acqua e quella di Berlino di impedirne la privatizzazione rincuora. Molto resta da fare, ma anche il Vecchio Continente, che ha sacrificato la spiritualità in nome del profitto, ha capito che con l'acqua non si scherza.
Christian Elia