Le tensioni derivano dal sistematico rifiuto da parte della "commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale" insediata a Mineo della concessione del diritto d'asilo a certe categorie di richiedenti. Segnatamente, gli ospiti del campo denunciano che ai profughi provenienti dall'Africa occidentale vengano consegnati esclusivamente verdetti negativi. Pare, invece, che con maggiore facilità i permessi siano concessi a quanti provengano da Pakistan, Afghanistan e dal Corno d'Africa (Somalia, Eritrea, Etiopia). Nelle ultimissime settimane, la commissione territoriale ha di molto accelerato le audizioni dei richiedenti asilo passando da due-tre interviste al giorno ad oltre cinquanta. È stato così che nel volgere di pochi giorni, durante queste ultime settimane di luglio un gran numero tra ghanesi, senegalesi, cost'ivoriani ed altre nazionalità si sono visti negare la protezione internazionale. A costoro è stato detto anche che gli sarebbe stato rilasciato un permesso di sole due settimane e che allo scadere di tali termini avrebbero dovuto lasciare l'Italia, pena l'espulsione coatta. Si vuole auspicare che, il fatto di per sé positivo dell'incremento del numero di audizioni non sia proporzionale alla sommarietà nella trattazione delle singole posizioni. Sebbene Gerta HR avesse già denunciato, anche grazie al tempestivo intervento del senatore radicale Marco Perduca, l'estenuante lentezza delle interviste della commissione, peggio sarebbe se questa anziché intensificare per dieci i propri sforzi avesse diminuito di altrettanta parte l'attenzione per ciascun caso.
Così, sono letteralmente divampate le tensioni all'interno del compound del "Paradiso degli aranci". Come testimonia una documentazione inedita ed esclusiva ottenuta da Gerta HR, già nella serata del 26 all'interno del campo si sono svolte manifestazioni con violenza verso cose. Dal video si vede un camioncino andare a fuoco e testimonianze riportano cortei interni al campo.
La mattina del 27 luglio le tensioni sono sfociate in proteste che hanno portato i migranti a reagire creando blocchi stradali sulla SS. 417 Catania-Gela e sulla provinciale che dalla statale conduce a Mineo. Al nostro arrivo, intorno alle 11,30 la 417 è ancora bloccata da covoni di fieno trascinati dai campi adiacenti e dati alle fiamme. I blocchi hanno causato forti disagi provocando lunghe file di auto e TIR che si sono sbloccate solo intorno alle 12,30. Contemporaneamente, la provinciale 131 che conduce a Mineo è stata anch'essa disseminata di blocchi fino al bivio con la SS 385, lungo la quale la polizia in assetto anti-sommossa ha fermato l'avanzata degli immigrati decisi a portare la protesta fino al centro urbano di Mineo.
Giungiamo così all'incrocio tra la SS 385 e la SP 162, laddove si fronteggiano polizia e migranti. Questi ultimi, dopo essersi accertati che fossimo "press" ed averci riconosciuto come Gerta HR, ci mostrano numerosi bossoli di lacrimogeni. La situazione è tesa, la polizia è schierata pronta a caricare. Il nostro arrivo determina, forse inaspettatamente, un alleggerimento della tensione, provocando sfoghi ed entusiasmi. Sembra quasi che alla sola presenza della stampa i manifestanti abbiano raggiunto l'obiettivo che si prefiggevano: farsi vedere, denunciare al mondo la propria condizione, comunicare la loro versione. Dopo un'allegra rappresentazione a nostro beneficio al grido di "no commission" (ovvero la commissione territoriale di Mineo che ha respinto le istanze) e "O-ba-ma, O-ba-ma" decidono di usarci come "scudi umani" per allontanarsi insieme a noi tra canti e balli senza temere una carica della polizia. La nostra moto è scortata festosamente fuori dai luoghi dello scontro.
Nel campo però permane lo stato di agitazione, i profughi si accalcano fuori dagli uffici della commissione e rivendicano il loro diritto alla protezione internazionale, adombrano motivazioni razziste nei confronti dei neri africani.
Nonostante tutto ciò, non si riportano violenze a persone o rappresaglie etniche verso quei gruppi che stanno ottenendo sistematicamente il riconoscimento dello status di profugo con permessi che vanno dai tre ai cinque anni.
Questa situazione del CARA di Mineo, come quella del CARA di Bari Palese pur difficile e dolorosa, si snoda con una dialettica tutto sommato democratica e che in quanto tale può anche prevedere scontri e limitate violenze su cose. Certo, una strategia non violenta, basata ad esempio sugli scioperi della fame, sarebbe più faticosa e lunga ma forse alla lunga più efficace. Purtroppo, le note distorsioni del sistema informativo fanno sì che un atto di violenza venga subito propagandato dai media mentre una lotta non violenta richiede settimane prima di farsi sentire. A quanti però si mostrano insofferenti verso scontri e blocchi stradali, vorremmo far rilevare che qui non si avanzano rivendicazioni economiche o sindacali ma più semplicemente si lotta per ottenere il riconoscimento di propri diritti fondamentali ed in primis quello alla propria sicurezza personale, in una parola quello alla propria esistenza.
Diversamente dalla condizione di quanti si trovano rinchiusi nei CIE e privati di ogni libertà e dei diritti più elementari, qui si riesce perlomeno ad esercitare anche qualche diritto politico. Staremo a vedere se vi saranno ritorsioni verso i manifestanti e di quale natura. In ogni caso, statene certi, Gerta Human Reports sarà lì a vigilare.
Di Luigi Recupero
Foto di Angelo Di Giorgio
Angelo Miotto