15/03/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



La storia dei cinque cubani arrestati con l'accusa di terrorismo
I cinque cubani arrestatiOltre all'aspetto umano - non si rispettano i diritti umani dei cinque - anche il processo sembra una farsa. Venerdì 19 marzo a Ginevra davanti alla sede delle Nazioni Unite una manifestazione chiederà che almeno i diritti umani di queste cinque persone vengano rispettati.
 
All’alba del giorno 12 settembre del 1998 l’ FBI (Fedral Bureau og Investigation) arresta a Miami – dopo una segnalazione “anonima” - cinque giovani cubani. I loro nomi sono: Gerardo Hernandez, Ramon Labanino, Fernando Gonzalez, Renè Gonzalez, Antonio Guerriero. Subito il governo di Washington li definisce "spie".
 
Le accuse formali a loro rivolte dal tribunale – dalla strage, all’omicidio, allo spionaggio - sono state pronunciate quattro giorni dopo l'arresto, ma sin dal primo istante era chiaro che si trattava di un’operazione di carattere politico/repressivo, volta a compiacere il settore più aggressivo e violento dell’anticastrismo di Miami. E’ noto che nella città della Florida si trovino gruppi di "destra", radicali e sovversivi, che hanno lo scopo di abbattere il governo di Fidel Castro.
 
I gruppuscoli anticastristi- come Alfa 66 e Hermanos al Rescate -, strettamente vincolati a tutto quello che è contro Cuba, hanno scatenato immediatamente una frenetica campagna per stigmatizzare i cinque giovani arrestati. Non c'è giorno nel quale non venga pubblicato almeno un articolo o una nota informativa, con dichiarazioni di funzionari ufficiali dello Stato, per calunniare i cinque uomini, presentandoli come pericolosi nemici della società.
 
I cinque - il cui comportamento negli Usa è sempre stato impeccabile - sono stati incarcerati perché raccoglievano informazioni su gruppi paramilitari e sulle attività della mafia cubano-americana, per prevenire atti di terrorismo e difendere il proprio Paese dalle aggressioni e dagli attentati. L’accusa mossa nei loro confronti è stata quella di avere messo in pericolo la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. In effetti la violazione della legge c'è stata: alcuni di loro avevano documenti falsi. Per questo i cinque giovani si trovano in carcere da più di cinque anni.
 
Per più di 33 mesi, i cinque giovani sono stati incarcerati, accusati di “mettere in pericolo” la sicurezza degli Stati Uniti. Sono stati assegnati loro numerosi capi d’imputazione, inclusi delitti come la cospirazione per assassinio, accuse che, per la loro falsità, non sono state – dopo più di 5 anni - ancora provate. Subito dopo l’arresto sono stati “torturati” psicologicamente facendoli rimanere nel “buco”, ossia una cella piccolissima in isolamento per 17 mesi la prima volta, senza la possibilità di vedere mogli, figli e gli avvocati. Sono stati separati e condotti in carceri molto distanti tra loro, senza avere nemmeno la possibilità di mettersi in contatto con i loro parenti o con i loro difensori.
 
Neppure i diplomatici cubani presenti in nord America - i movimenti dei quali sono limitati negli Usa - hanno avuto la possibilità di contattarli. Secondo quando riferito da Nuris Pinero Sierra, avvocato delle famiglie dei cinque, è stata negata loro, ripetutamente, la visita dei familiari. Attualmente le madri dei cinque attendono da ventuno settimane la concessione del visto per recarsi a visitarli negli Usa, anche Amnesty International ha fatto un appello per accelerare la consegna dei visti. La legge fissa in un massimo di 8 settimane il periodo di attesa per la concessione di questo tipo di permesso. Secondo la legge statunitense, anche il peggiore dei delitti può essere punito con un massimo di due mesi di isolamento. Per i cinque ragazzi cubani è durato quasi dieci volte tanto.
 
Durante il processo, i cinque non hanno mai negato di essere agenti di Fidel Castro, e di essersi infiltrati nelle organizzazioni della destra anticastrista di Miami, ma affermano che l'obiettivo era sventare possibili attentati. I cinque non hanno mai ricercato informazioni sugli Usa, ma solo sulla preparazione di attentati contro Cuba. A tal proposito va detto - sempre secondo quello che hanno riferito Nuris Pinero Sierra e Hugo Ramos Milanes, consigliere politico dell'Ambasciata di Cuba - che il governo centrale dell’Havana ha più volte informato Washington della presenza di terroristi che tramavano contro Cuba sul territorio Usa.
 
Dalla Casa Bianca solo silenzio. Molte delle organizzazioni cubano- statunitensi, potentissime – come Alfa 66 - sono sovvenzionate da Washington. Anche la Procura ha reso difficile il lavoro della difesa non mostrando il fascicolo processuale agli avvocati. In numerose occasioni, Amnesty International ha inviato lettere, firmate dalla responsabile per il programma delle Americhe, Susan Lee, esprimendo preoccupazione per la mancata concessione dei visti da parte del governo Nord Americano.
 
Secondo un lungo elenco di personalità - da William Blum ricercatore, ex funzionario del Dipartimento di Stato USA a Phil Brenner professore di Relazioni Internazionali, American University passando per Saul Landau, ex ricercatore del Congresso USA e i premi nobel per la pace come Rigoberta Menchú e Adolfo Pérez Esquivel - tutte queste azioni violano gli accordi internazionali per i diritti dei detenuti.
 
Venerdì 19 marzo 2004 davanti alla sede delle Nazioni Unite a Ginevra si terrà una manifestazione promossa dai gruppi di solidarietà, provenienti da tutta Europa, con i cinque detenuti per fare in modo che l’opinione pubblica conosca il caso dei cinque giovani che hanno lottato contro il terrorismo made in Usa. E che vengono ingiustamente considerati terroristi.
 
Alessandro Grandi
Categoria: Diritti
Luogo: Cuba