08/09/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Balsamo, Mais, grano: i prodotti coltivati nelle piantagioni che costellano il territorio del Salvador sono moltissimi, ma il prodotto che ha da sempre trainato l’economia nazionale è il caffè

Scritto per noi da
Davide Marasco

A cavallo tra l'Ottocento e il Novecento l'economia nazionale era cosi' fondata sui "chicchi d'oro" che i grandi proprietari agricoli costituivano l'élite economica e politica del Paese. Gugliemo vive e lavora in una piantagione, o finca come le chiamano qui, nel cantone di S.Anna, vicino al confine col Guatemala. Non è molto alto, e sul viso porta i segni di centinaia di giorni passati al sole. Ogni mattina si sveglia verso le sei, e dopo una colazione frugale a base di banane fritte e fagioli, zappa alla mano si dirige verso il campo.

Il lavoro nella coltivazione del caffè è duro e richiede molta esperienza, le piante vanno piantate nel punto e nel momento giusto, e dopo tre o quattro anni cominciano a dare i primi frutti. Quasi tutti i giorni nel periodo delle piogge, verso il tardo pomeriggio abbondanti precipitazioni si abbattono sulle piantagioni, ma non è per la pioggia che Gugliemo continua a scrutare nervosamente l'orizzonte. E' da più di due mesi infatti che le fincas della zona sono prese d'assalto dal crimine organizzato, che con squadre di una ventina di ragazzi entrano muniti di fucili e di camion, derubando le piantagioni di tutte le scorte di caffè.

Gli assalti sono particolarmente feroci e generalmente gli aggressori prendono completo possesso delle piantagioni per diverse ore, costringendo le donne a cucinare per loro e gli uomini a caricare i camion,
per poi abbandonare la finca con la massima tranquillità spesso lasciandosi alle spalle vittime e feriti. Gli assalti alle piantagioni sono una piaga che affligge il paese dal 2008 ma negli ultimi anni, anche a causa dell'aumento del costo del caffè, sono aumentati. Nella zona di S.Anna tra il 2009 e il 2010 sono stati rubati ai grossi coltivatori più di 800 quintali di caffè. per una perdita complessiva di 160 mila dollari. Molti produttori hanno tentato invano di fermare le incursioni munendosi di guardie armate, altri hanno iniziato a pagare stagionalmente una sorta di pizzo, che nelle stagioni della raccolta si aggira intorno ai 5mila dollari, altri ancora hanno definitivamente lasciato il lavoro abbandonando i campi.

La polizia sembra inerme o comunque non sufficiente, negli ultimi due anni diversi rivenditori si sono specializzati nel trattare solo caffè rubato, dando vita ad un mercato parallelo che qui chiamano "Blanquear", il fatto che tutti sappiano chi siano questi rivenditori e da chi comprino la merce da l'idea dell'impotenza delle forze dell'ordine. I consorzi di produttori chiedono l'aiuto del governo per fronteggiare un problema che sta' fortemente indebolendo il cavallo da tiro dell'economia del paese, se i furti non si fermeranno i prezzi del mercato regolare continueranno ad aumentare, riducendo nelle esportazioni la competitività del paese. La notte cala in fretta sui campi salvadoregni, e Guglielmo, da quando la sua zona e' stata presa di mira, ha cominciato a rincasare un paio d'ore prima, con il sole ancora ben alto in cielo, altri suoi colleghi hanno completamente smesso di lavorare, spostandosi verso la città in cerca di lavori più sicuri. Il lavoro prima, per quanto duro, era piacevole, si scherzava e si intonavano canzoni, oggi non si canta più nelle piantagioni, e il lavoro di campesinos è diventato, nella peggior accezione possibile, più insicuro che mai.

Parole chiave: Salvador, caffè, economia
Luogo: Salvador