Ancora prima del lancio ufficiale, il sistema informatizzato di tracciabilità dei rifiuti (Sistri) rischia la rottamazione. Scomparso per qualche giorno tra le pieghe della manovra finanziaria, ora è resuscitato grazie alle pressioni del ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, che aveva definito la sua cancellazione "un regalo alle ecomafie". Dopo la conferma della sua nuova entrata in vigore, dal 9 febbraio 2012 per le imprese con più di 10 dipendenti, il progetto traballa. La Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti (Commissione Ecomafia) sta cercando di chiarire il perché di un percorso tanto travagliato e, soprattutto, della apposizione iniziale del Segreto di Stato. Sull'iniziativa pende anche un'inchiesta della procura di Napoli che indaga sull'assegnazione poco trasparente dell'appalto a Selex Service management, del gruppo Finmeccanica. Catello Maresca, sostituto procuratore presso la direzione distrettuale antimafia di Napoli, nel suo rapporto del 15 settembre alla Commissione Ecomafia ha definito l'attuale sistema operativo "anacronistico" e inadeguato a colpire il sempre più sofisticato circuito illegale di smaltimento dei rifiuti.
Segreto di Stato "pulcinella" All'inizio il segreto di Stato era stato apposto perché, come ci spiega il deputato della Commissione Alessandro Bratti, "si prevedeva che la malavita avesse interesse a sapere a chi venisse affidato l'appalto, in modo da riuscire a scardinare il sistema". Il segreto di Stato ha permesso di scavalcare la gara d'appalto e passare all'assegnazione diretta alla Selex. Nel 2008 il segreto è stato "declassato" in forma di "riservatezza" anche se oggi, sostiene Bratti, "né uno né l'altro hanno interesse a esistere". Il ministro Prestigiacomo aveva dichiarato che si sarebbe attivata per eliminarlo, ma al momento esiste ancora un "segreto amministrativo che è una sorta di segreto pulcinella, dato che tutti sanno che il progetto è in mano alla Selex". La procura di Napoli cerca anche di capire anche quali siano stati i criteri per la scelta dei fornitori e "perché non ci fu alcuna comparazione preventiva con altre piattaforme informatiche già operative. Ad esempio Uirnet, il sistema che traccia i flussi del trasporto commerciale su strada, costa 15-18 milioni di euro l'anno, contro i 60-70 del Sistri".
Criticità operative I trasportatori di rifiuti saranno tenuti a installare sui veicoli una black box, una scatola nera che registra i loro spostamenti. Queste scatole, montate sui cruscotti per "facilitare l'inserimento delle chiavi usb", permettono di monitorare la motrice ma non il rimorchio, su cui in genere sono caricati i rifiuti speciali. I difensori del Sistri sostengono che la malavita, nell'intercettare i rimorchi, sarebbe costretta a falsificare le targhe. Che la mafia si lasci fermare dal cambio di una targa solleva qualche dubbio. Dai dubbi si passa all'ilarità quando si analizza l'esito del primo click day. Lo scorso maggio la prova generale del funzionamento del sistema informatico si è conclusa con un patetico millennium bug: call center occupato, chiavette illeggibili, crack del sistema. L'avvocato Luigi Pelaggi sostiene che il fallimento sarebbe da imputarsi all'inserimento simultaneo dei dati e agli errori di compilazione da parte dei trasportatori. "Mi viene da ridere", ha commentato Maresca, che si domanda come un sistema tanto vulnerabile possa resistere a un attacco hacker mafioso. Il deputato Bratti aggiunge che "i procuratori ci informano che non ci sono abbastanza Noe (carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico) per condurre indagini importanti. Una parte di questi carabinieri è impegnata, da non so quanto tempo, nel monitorare l'installazione del Sistri, attività che poteva benissimo essere gestita dalle agenzie regionali".
Secondo Bratti "il nodo di fondo non è stato risolto: se questo era uno strumento per contrastare la criminalità mi sembra che difficilmente realizzerà il suo obiettivo. Se invece era uno strumento per agevolare le imprese, con il passaggio dal cartaceo all'informatizzazione, questo doveva essere fatto in collaborazione con le imprese stesse e quindi non essere gestito dai carabinieri". Intanto le imprese da due anni spendono soldi per corsi di aggiornamento e tecnologie per un progetto che continua a cambiare forma. Anche se dopo il prossimo click day, previsto per il 15 dicembre, l'apparato informatico smettesse di inciampare su se stesso, resta il fatto che sul Sistri pende ancora un'inchiesta della Procura di Napoli. E se la procedura di assegnazione dell'appalto fosse giudicata illecita? "Si presume che decada il contratto" ipotizza Bratti, che aggiunge che "il pasticcio diventerebbe colossale" dato che "ogni azienda farà ricorso per avere indietro i suoi soldi". Regalandoci il paradosso di un sistema che, nato per contrastare l'illegalità, è diventato esso stesso soggetto di malaffare.
Barbara Gianessi