La battaglia per la parità dei sessi passa anche attraverso la lingua. Ne sono convinte alcune organizzazioni femministe francesi che hanno lanciato la campagna per la soppressione del termine "Mademoiselle", signorina, in quanto "simbolo del sessismo ordinario che perdura all'interno della nostra società".
Secondo le due associazioni, Cheinnes de garde e Osez le féminisme, l'appellativo sarebbe una reminescenza dell'epoca in cui le donne dovevano affidarsi all'autorità del padre o del marito. Il linguaggio sarebbe quindi tuttora un indicatore delle ineguaglianze tra uomo e donna nella società.
In Italia il termine "signorina" è già in disuso da diversi anni, ma il dibattito sul presunto maschilismo della lingua è quantomai attuale, soprattutto per quanto riguarda la femminilizzazione delle professioni. C'è chi inorridisce alla parola "ministra"; altri ritengono che, ora che le donne iniziano ad arrivare ai vertici, sarebbe opportuno mettere mano al vocabolario.Ne parliamo con Massimo Archangeli , linguista e critico letterario, nonché collaboratore dell'Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani
Sono solo questioni formali o di concetto?
E' una questione formale perché la grammatica non ha ancora risolto la diatriba in modo definitivo, come per esempio in Germania, dove ogni professione al maschile ha il suo equivalente al femminile. Dietro la forma però si nasconde una sostanza importante che preserva l'identità e costituisce un elemento di riflessione. Diventa una questione sostanziale nel momento in cui qualcuno pensa, a ragione, che per preservare l'identità femminile da ogni tentazione di occultamento linguistico bisogna femminilizzare ovunque, arrivando ad esempi un po' estremi quali "medica".
Qundi secondo lei le trasformazioni della lingua devono partire dall'uso comune e non c'è bisogno di una spinta al cambiamento?
E'importante che si arrivi a una spinta, ma senza esagerare. In molti casi la femminilizzazione coatta suscita ironia. La donna che ricopre determinate cariche istituzionali in genere per evitare tentazioni ironiche dice "voglio essere chiamata Presidente".
Questa spinta dovrebbe arrivare dal mondo femminile?
Le stesse donne spesso sono in disaccordo. Quindi non si può pensare di realizzare un progetto di trasformazione grammaticale che conduca alla femminilizzazione di tutte le professioni. In alcuni casi, come medica, il femminile non è diffuso e nessuno pretende di spingerlo. Anche se è vero che la lingua italiana è in forte ritardo rispetto alle altre lingue europee.
Quali sono le lingue meno "maschiliste"?
Germania e Spagna fanno testo. La Spagna anche per effetto delle politiche portate avanti da Zapatero, la Germania perché è molto più tempo che ragiona su questo aspetto. Per le altre lingue non c'è una regola che possa essere applicata in modo univoco. In quanto italia noi soffriamo certamente di un ritardo, che però secondo me non può è essere colmato da una femminilizzazione imposta.
Lingua arretrata o maschilista?
Nella lingua italiana restano fortissimi residui di un maschilismo, ma non è un problema solo italiano. Soprattutto, abbiamo iniziato a considerarlo un problema solo negli ultimi 20 anni. Resta il fatto che spesso in Italià è comune dire che un femminile non può essere utilizzato perché "suona male"; sotto questa risposta qualche volta è nascosto un pizzico di maschilismo velato.
Barbara Gianessi