In direzione contraria rispetto alle leggi anti-immigrati a sfondo razziale dell'Arizona, la California si unisce al New Mexico e al Texas e ratifica la legge che concede borse di studio agli immigrati irregolari. Il Dream Act, così si chiama il provvedimento, entra definitivamente a far parte della legislazione dello Stato democratico, nell'ultimo giorno disponibile per votarla o rigettarla. Jerry Brown - governatore succeduto al Repubblicano Schwarzenegger - ha ricevuto il plauso delle organizzazioni a tutela dei diritti degli immigrati. Purtroppo, però, il Drema Act è una legge per pochi, e per criticarla è bastato ironizzare sul suo nome: è una 'legge dei sogni', essendo destinata a candidati che abbiano già fatto domanda per la cittadinanza statunitense, e sono quindi già inseriti in un iter per l'emersione dalla situazione di sans papier. Secondo il Dream Act, i candidati devono provare di essere arrivati negli Stati Uniti prima del compimento dei sedici anni; provare di avere risieduto nel Paese per cinque anni consecutivi alla data d'arrivo; avere un 'good moral character', definizione legale che rappresenta, per gli immigrati e non solo, il requisito necessario per poter accedere a benefici o agevolazioni.
Il Dipartimento dell'Istruzione Usa del Sunshine State stima che solo 3.633 studenti senza documenti, meno dell'uno percento degli allievi delle università pubbliche californiane, potranno beneficiarne. Il costo economico per lo Statop sarà di 11 milioni di euro, ovvero l'un percento degli stanziamenti destinati a borse di studi in tutto lo stato.
Nonostante il Dream Act sia visto dai Repubblicani come un incentivo per l'immigrazione illegale, che la considerano una sorta di amnistia per gli undocumented, i governatori del New Mexico e del Texas, anch'essi entrambi Repubblicani, l'hanno adottata. Il motivo? L'elettorato ispanico degli Stati in questione. Manca un anno alle presidenziali, e la comunità dei latinos rappresenta l'ago della bilancia nella scelta del prossimo presidente. Eppure è una legge che divide. Anche il versante progressista. La versione federale del Dream Act, proposta da Obama, è stata bocciata l'ultima volta a dicembre 2010, con il voto contrario di cinque Democratici.
Al di là delle interpretazioni, il fatto incontrovertibile è che il prossimo candidato raggiungerà la Casa Bianca solo se otterrà almeno il quaranta percento del voto ispanico, secondo uno studio dell'organizzazione America's Voice.
Nella stessa California, Brown è stato eletto governatore, nel novembre scorso, con il 63 percento dei voti degli immigrati ispanici. Lo Stato confinante con il Messico conta 14 milioni di latinos, più di un terzo della popolazione.
In alcuni distretti, gli allievi ispanici sono la maggioranza nelle classi. Ma la difficoltà di accesso all'istruzione superiore, per mancanza di risorse o a causa della loro irregolarità, da un lato costringe i giovani all''abbandono scolastico. Dall'altro, diplomarsi e cercare un lavoro serve a poco se non si ha la nazionalità americana o il permesso di residenza. Né i giovani latinos possono pensare di tornare al proprio Paese d'origine. Cresciuti negli Stati Uniti, della loro cultura natìa non sono rimasti che ricordi lontani e sbiaditi.
Luca Galassi