10/10/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



La scrittrice no-global tra i manifestanti di Zuccotti Park: “Questo movimento è la cosa più importante del mondo”

Anche la famosa scrittrice no-global Naomi Klein è andata a parlare nei giorni scorsi agli 'indignati' di New York che da quasi un mese occupano i Giardini Zuccotti, vicino a Wall Street. Ecco un estratto del suo discorso.

"Se c'è una cosa che so è che l'1 per cento ama la crisi. Quando le persone sono in preda al panico e alla disperazione e nessuno sembra sapere cosa fare, quello è il momento migliore per far passare il loro ordine del giorno preferito per le politiche aziendaliste: privatizzare l'istruzione e la sicurezza sociale, imporre tagli sui servizi pubblici, liberarsi degli ultimi ostacoli al potere delle multinazionali. Questo sta succedendo in tutto il mondo, nel mezzo della crisi economica".

"C'è solo una cosa che può fermare questa tattica e, fortunatamente, è qualcosa di grande: il 99 per cento. Quel 99 per cento che si sta riversando nelle strade, da Madison a Madrid, per dire: "No. Non pagheremo per la vostra crisi." Lo slogan è nato in Italia nel 2008. Ha avuto eco in Grecia, Francia, Irlanda e alla fine è arrivato al miglio quadrato da dove la crisi è cominciata".

"Molte persone hanno tracciato un parallelo tra il movimento Occupy Wall Street e le cosiddette proteste non-global di Seattle che hanno attirato l'attenzione di tutto il mondo nel 1999. Quella fu l'ultima volta in cui un movimento globale, giovanile e decentralizzato ha preso di mira il potere delle grandi aziende".

"Ma ci sono anche importanti differenze. Ad esempio, abbiamo scelto i summit come nostro obiettivo: l'OMC, il FMI, il G8. I summit hanno una natura transitoria, durano solo una settimana. Questo ci ha resi a nostra volta transitori. Facciamo la nostra comparsa, arriviamo sulle prime pagine di tutto il mondo e poi scompariamo. E nella frenesia dell'iper-patriottismo e del militarismo che ha seguito gli attacchi dell'11 settembre, è stato facile spazzarci completamente via, almeno nel Nord America".

"Occupy Wall Street, invece, ha scelto un obiettivo fisso. E non è stata stabilita una fine della sua presenza. Una cosa saggia. Solo quando si rimane ben piantati, si possono mettere radici. Questo è fondamentale. È un fatto che nell'era dell'informazione ci siano troppi movimenti che sbocciano come fiori meravigliosi, ma che muoiono presto. Questo perché non hanno radici. E non hanno piani a lungo termine per la propria sopravvivenza. E quando arriva la tempesta, vengono spazzati via".

"Altra cosa giusta di questo movimento: si impegna nella non-violenza. Si è rifiutato di dare ai media le immagini delle vetrine rotte e degli scontri in strada che tanto agognano. E questa tenace disciplina ha fatto sì che, di volta in volta, le notizie hanno dovuto riportare la brutalità di una polizia scandalosa e senza alcuna giustificazione. Una cosa che abbiamo potuto vedere anche ieri sera. Intanto, il sostegno a questo movimento cresce sempre più. C'è stata più saggezza".

"Ma la più grande differenza rispetto a un decennio fa è che nel 1999 ce la prendevamo con il capitalismo che era all'apice di un frenetico boom economico. Il tasso di disoccupazione era basso, gli investimenti in borsa erano in aumento. I media erano inebriati dai guadagni facili. Allora si parlava solo di avviare, non di chiudere. Dieci anni dopo sembra come i paesi ricchi non esistano più. Solo un gran numero di persone ricche. Gente che si è arricchita saccheggiando il benessere pubblico ed esaurendo le risorse naturali in tutto il mondo. Oggi chiunque può osservare come il sistema sia profondamente ingiusto e fuori controllo. Un'avidità senza limiti ha gettato nella spazzatura l'economia globale. E sta facendo lo stesso con la natura".

"Tutti sappiamo, o almeno avvertiamo, che il mondo gira al contrario; ci comportiamo come se non ci fosse fine a ciò è invece limitato: i combustibili fossili e lo spazio atmosferico che assorbe le loro emissioni. E ci comportiamo come se ci fossero limiti rigidi e immobili a ciò che di fatto è libero: le risorse finanziarie per costruire il tipo di società di cui abbiamo bisogno".

"Il compito della nostra generazione è di rovesciare tutto questo: sfidare questa falsa scarsezza. Insistere sul fatto che ci possiamo permettere di costruire una società inclusiva e decente e, allo stesso tempo, rispettare i limiti che la Terra può sopportare".

"Stavolta il nostro movimento non può farsi distrarre, dividere, bruciare o spazzare via dagli eventi. Questa volta dobbiamo avere successo. E non sto parlando di imporre regole alle banche o di aumentare le imposte ai ricchi, sebbene sia importante. Sto parlando di modificare i valori che guidano la nostra società. È difficile riassumerlo in una singola richiesta che possa passare sui media ed è anche difficile capire come farlo. Ma ciò non lo rende meno urgente".

"Questo è ciò che ho visto accadere in questa piazza. Nel modo in cui vi nutrite a vicenda, vi tenete caldo, vi scambiate informazioni, fornite gratuitamente assistenza medica, fate lezioni di meditazione e di formazione sulla responsabilizzazione. Il mio manifesto preferito dice: "Io tengo a te". In una cultura che abitua la gente a evitare lo sguardo dell'altro, a dire "Lasciateli morire", si tratta di un'affermazione davvero radicale".

"Abbiamo scelto di combattere contro le forze economiche e politiche più potenti del pianeta. Fa paura. E a mano a mano che questo movimento crescerà, farà sempre più paura. Dobbiamo essere consapevoli che ci sarà la tentazione di muoversi verso obiettivi più piccoli, come ad esempio la persona che è seduta accanto a voi in questo incontro. Dopo tutto, è una battaglia più facile da vincere. Non cedete alla tentazione. Cerchiamo di trattare gli altri come se volessimo lavorare fianco a fianco in una lotta per molti, molti anni a venire. Perché il compito che abbiamo di fronte non pretenderà di meno. Consideriamo questo magnifico movimento come se fosse la cosa più importante al mondo. Perché lo è. Davvero".

Enrico Piovesana

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