17/10/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Direttive poco chiare e documenti in deroga rispetto alle norme vigenti: ecco come i profughi non trovano lavoro

"Siamo tra l'incudine e il martello: non capiamo più niente. Dalla Questura e dalla Prefettura non sono arrivate circolari scritte". A parlare così è Giuseppe Squillace, responsabile dell'Ufficio per l'impiego di Rozzano, un paesone da 50mila abitanti nella provincia meridionale di Milano. Qui, all'inizio di luglio, si sono presentati circa duecento richiedenti asilo provenienti dal residence Ripamonti di Pieve Emanuele, da Trezzano, da Zibido San Giacomo. Tutti in fila per essere iscritti all'agenzia provinciale che cerca lavoro per i disoccupati. Sono i profughi portati via da Lampedusa in maggio e che ora risiedono in Lombardia in attesa di risposte sul loro futuro. Tutti avevano in mano un permesso di soggiorno in cui si leggeva "attività lavorativa": "Non ho mai visto documenti di quel tipo", racconta Squillace.

Infatti non sono previsti dalla normativa per la richiesta di asilo. All'articolo 11 del decreto legislativo 140 del 2005 si dice che se dopo sei mesi dal rilascio della domanda il richiedente non per colpa sua non ha ancora ricevuto una risposta "il permesso di soggiorno per richiesta asilo è rinnovato per la durata di sei mesi e consente di svolgere attività lavorativa fino alla conclusione della procedura di riconoscimento". Perciò la nuova norma è "contra legem", è un'anomalia che ha creato non pochi disguidi. Il rischio è che la confusione normativa, unita alla ridottissima disponibilità di posti di lavoro, condanni tutti i migranti alla disoccupazione. Infatti, per ora, a Pieve nessuno ha ancora un impiego. "Ad alcuni vanno addirittura a chiedere il certificato di residenza, che non è scritto nella legge", racconta il responsabile del presidio della Croce Rossa di Pieve Emanuele, Alberto Bruno, a cui è affidata la gestione dei richiedenti del Ripamonti.

Per la questura la concessione della possibilità di lavorare doveva essere un'opportunità. Data la mole di persone arrivata in Lombardia, serviva un appiglio per potersi costruire una vita. Niente di meglio che potersi dare da fare per cominciare a guadagnare autonomamente. Almeno così è stato interpretato da qualche legale, che preferisce restare anonimo. Peccato, però, che ci sia un'evidente "latitanza organizzativa" da parte degli enti che hanno gestito l'emergenza. Non è nemmeno chiaro il percorso del provvedimento emanato dalla Questura: a quanto riferiscono le associazione, c'è stato un momento in cui è stato sospeso e poi è stato ritrasmesso. Il tutto sempre senza che ci sia stata la minima comunicazione scritta. Ciò che non ha funzionato, quindi, è stata la comunicazione tra gli organi decisionali e gli uffici competenti. La macchina della burocrazia s'è inceppata immediatamente: "Il problema sta nella durata dei permessi - spiega Alberto Bruno -. Un permesso non ostativo al lavoro, quindi che non vieta espressamente, e che vale sei mesi di solito permette la ricerca del lavoro".

Giuseppe Squillace dell'Ufficio per l'impiego di Rozzano racconta che da agosto in avanti la situazione è cambiata: gli altri migranti che sono arrivati agli sportelli avevano un foglio con scritto "in attesa di asilo politico": "A queste persone non abbiamo più rilasciato la dichiarazione di disponibilità al lavoro". Il responsabile aggiunge poi che dall'alto è arrivata "una comunicazione orale": da quel momento in avanti ai migranti sarebbe solo stato concesso di frequentare corsi di formazione al lavoro. "Ma senza i finanziamenti i corsi non si possono fare", aggiunge Squillace. Per essere ospitati al residence Ripamonti lo Stato spende per ogni profugo 50 euro al giorno. Con 5 euro di più, nei centri d'accoglienza di Milano si paga anche il supporto legale e psicologico, oltre alle borse lavoro, stage retribuiti trovati dal Centri orientamento al lavoro (Celav). Ma tutto questo per Pieve e gli altri "centri dell'emergenza" non esiste.

 

Lorenzo Bagnoli

Parole chiave: pieve emanuele, lavoro, permesso
Categoria: Profughi
Luogo: Italia