Da Atene,
Margherita Dean
In piazza Syntagma, è sera inoltrata: ci sono circa ottomila persone e le forze dell'ordine non si vedono. Regna una calma quasi irreale e molti si chiedono dove siano gli agenti speciali, quasi preoccupati da un'assenza inaspettata. Sembrerebbe paura di una mossa tattica e che il lupo cattivo si nasconda, in realtà, nei gabbiotti della guardia presidenziale, poco distanti.
Il concerto, iniziato qualche ora prima, sta andando avanti seguito da un centinaio di persone. Tutti gli altri sono sparsi per la piazza, in gruppi di amici, mentre sono quasi del tutto assenti gli striscioni. Quelle che sventolano numerose sono le bandiere greche: ''questo è un Paese occupato", dice l'anziana signora, e aggiunge di avere paura della sua fame.
Sembra che siano rimasti solo loro, gli indignati rimasti fermi alla rabbia, alla delusione, a un risentimento vagamente nazionalista per "questo governo che ci sta svendendo agli stranieri, ai tedeschi, in primo luogo", il nemico di allora, tornato di scena come simbolo della fame insaziabile del lupo cattivo.
E' un ragazzo molto giovane, Ghiannos, di sedici anni, a tracciare il contorno di una giornata importante ma, qui in Grecia, non fondamentale. ''La piazza di oggi è la migliore da settembre. Tuttavia, è stato proprio a settembre che sono iniziati scioperi e manifestazioni quotidiani. Scuole e facoltà occupate, medici, spazzini, dipendenti comunali e statali, doganieri, avvocati. Insomma, stanno scioperando proprio tutti, ogni giorno e il 19 ottobre ci sarà lo sciopero generale di quarantotto ore. Le manifestazioni convergeranno tutte qui, in piazza Syntagma, dove ci saranno gli indignati ad accoglierle''.
Dalla rabbia, alla rivendicazione. Il passo è stato fatto. ''Sono venuta in piazza per il valore simbolico di tornare nel posto da dove è iniziato tutto'', racconta Tina, che aggiunge: ''per me, ora, quello che ha veramente importanza è lo sciopero della prossima settimana. I sindacati si stanno finalmente mobilitando e credo che le rivendicazioni di un'intera società, di quel 99 per cento, non possano passare che attraverso sindacati e partiti politici. In tal senso sono contenta che la piazza non fosse gremita. E' segno che la gente è passata a uno stadio successivo''.
Mentre il mondo si mobilita per gli stessi medesimi mali, la Grecia già ne soffre da due anni almeno. Alcuni passi la portano su una strada diversa, un poco solitaria, che ancora non è dato sapere se percorribile o meno. Quello che è certo è che la protesta greca si stia organizzando oltre le piazze, forte della solidarietà sociale che proprio in piazza ha trovato la scorsa estate.