24/10/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Uno dei meriti della presidente uscente riconfermata a pieni voti, Cristina Fernandez, è la riconversione del welfare, che si regge sugli introiti ricavati dell'export della soia

scritto per noi da
Alfredo Somoza

 

I sondaggi avevano visto bene, una volta tanto: la presidente uscente è stata riconfermata a pieno titolo e con un risultato che entrerà nella storia. La differenza che separa la vincitrice, Cristina Fernandez de Kirchner - che ha racimolato il 53 percento dei voti - dal secondo, il socialista Binner fermo al 17, è la terza in ordine di grandezza mai registrata nella storia elettorale argentina. E questa è certamente una conferma per questa donna, a un anno dalla morte del marito, Nestor Kirchner.

Quelli di ieri sono tutti voti suoi. Il suo più grande merito politico è stata l'apertura ai giovani. Grazie a lei, in Parlamento sono entrati deputati giovani che nemmeno hanno conosciuto Peron in vita, e che garantiranno al Paese una futura classe dirigente preparata. Questo è un successo tutto personale della presidente.

Queste elezioni, di contro, hanno anche evidenziato il disastro totale dell'opposizione, presentatasi frantumata e uscita a pezzi da questa frantumazione. La differenza con la Cfk è di 50 punti e questa è la misura del flop totale. E c'è inoltre il fatto che l'opposizione è fatta di partiti tutti dichiaratisi progressisti, ad eccezione di uno, che comunque si è guardato bene dal dirsi di destra. Il concetto di destra e centrodestra dunque è rimasto associato al default del 2001 e quindi è diventato spauracchio di cui disfarsi. Vietato avere un programma di destra e di centrodestra. E infatti, la somma di tutti i candidati che si sono genericamente dichiarati "progressisti" arriva al 94,1 percento dei voti. Questo significa che dopo di allora, la parola "destra" e le sue varianti, che vengono automaticamente associate con "neoliberismo" e "macelleria sociale", sono inutilizzabili elettoralmente. Quello argentino è l'unico caso che conosco senza forze dichiaratamente di destra.

Restando sui meriti del governo di Cristina Fernandez si possono riassumere in due aspetti. Primo: la riaffermazione del ruolo dello Stato, tornato a guidare l'economia e i settori produttivi. Con tutti i suoi contro - una fra tutti la corruzione che pare stia dilagando nel pubblico, trovatosi a gestire un'enorme quantità di denaro - sta di fatto che lo Stato ha nuovamente un ruolo chiave che lo ha portato a essere determinante sul piano sociale. Il secondo merito è infatti quello della riconversione del welfare. Da essere sostegno per i tanti disoccupati in anni difficili e bui, a diventare sostegno ampio e mirato a determinate fasce sociali adesso che il paese ha recuperato molto in termini di occupazione. Pensiamo all'assegno alle neo-mamme, così come avviene in Germania, in Francia o nel Nord Europa, dove si danno soldi per due anni a chi mette al mondo un figlio. E se poi si tratta del secondogenito, il sostegno si prolunga a due anni e anche di più. Oppure agli incentivi per la formazione di cooperative, altro strumento di lavoro molto efficace.

E il tutto grazie ai soldi che il governo intasca dall'esportazione della soia. Ciò che tiene in piedi il welfare in Argentina, infatti, sono le trattenute sull'export di questo prodotto che così risolleva le sorti della società. Una mossa geniale, che comporta comunque i suoi rischi. Primo fra tutti, il fatto che si tratta di soldi che provengono da una sola voce dell'economia. Se un domani ci fossero cambiamenti di prezzo o di produzione questo si riverserebbe sull'intera società e sarebbero il disastro. Ma niente allarmismi: la soia è un dei prodotti più sicuri e quindi ogni percentuale di rischio è ridotta al minimo.  

 

 

Categoria: Elezioni
Luogo: Argentina