24/10/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



La Francia è nel mirino dell'agenzia di rating, mentre l'unione franco tedesca per risollevare l'Europa rischia di frantumarsi

da Marsiglia,

Bruno Giorgini

 

La scelta di Moody's di mettere sotto sorveglianza lo Stato francese in vista di un suo eventuale degrado a fronte di un sistema finanziario famelico, è stata una doccia fredda, anzi gelata. La Francia intera si è svegliata, scoprendosi nuda di fronte alla minaccia, mentre la grandeur appare del tutto inadeguata e parecchio acciaccata, finendo al rango di una Grecia o un Portogallo qualunque, o quasi. Che la situazione sia percepita come assai difficile diventa evidente quando mercoledì 20 Carla Bruni, la premiere dame, partorisce Giulia ma papà Sarkozy non c'è; è volato in Germania per incontrare la cancelliera Merkel, tornando in serata con un pugno di mosche in mano, mentre gli uomini del suo entourage lasciano cadere qua e là piccole frasi del tutto inquietanti: "se non arriviamo a un accordo europeo nei prossimi dieci giorni, sarà la catastrofe dell'euro." E vengono convocati i vertici UE di sabato e domenica, con il prosieguo a mercoledì prossimo, 26 ottobre, ma l'intesa franco tedesca, nell'intenzione francese asse portante di una azione rapida verso i "mercati" e contro le speculazioni finanziarie, nonché prefigurazione per un futuro governo dell'economia europea, scricchiola e zoppica, per non dire che finisce in frantumi.

Merkel non ci sente dall'orecchio della cooperazione, anche perché una parte consistente della ricchezza tedesca riposa proprio sulle debolezze di altri stati europei, un bel mercato da conquistare ogni giorno un poco di più, all'est, gli ex Stati comunisti, ma anche in Francia o in Italia. Le proposte strategiche di una Europa sociale e fiscale comune sono troppo ardue, le disparità tra stati troppo forti, mentre l'idea degli eurobond o che il fondo europeo di stabilità finanziaria si trasformi in una banca sinergica con la banca centrale europea, è certamente sgradita ai banchieri tedeschi, di cui Merkel è spesso portavoce quasi millimetrica. Così Le Monde titola: la Germania blocca il salvataggio della zona euro, e nel suo magazine pubblica un articolo tra l'ironico e il velenoso sul marito della cancelliera titolato "il signor Merkel o il fantasma dell'opera", mentre un sentimento antitedesco crescente si percepisce serpeggiare nell'opinione pubblica francese. E a proposito dell'opinione pubblica, non può mancare il sondaggio della domenica, che racconta come il 53 percento dei francesi sia revolté, il 29 percento rassegnato, il 79 percento consideri questa la crisi più grave, mentre il 78 percento giudica i mercati finanziari, il governo e le banche come responsabili, e il 63 percento si schiera a favore per un controllo statale delle banche. Banche/banchieri che sentendo il vento, hanno comperato una pagina pubblicitaria su Le Monde del week end, per dire che, testuale, non hanno speculato sul debito greco, non chiedono di essere ricapitalizzate coi soldi dello stato, non giocano in borsa e sui mercati finanziari coi soldi dei cittadini, e finanziano senza chieder niente tutti i progetti produttivi nonché il bilancio delle famiglie; insomma poco meno che agenzie benefiche o dame caritatevoli, altro che i briganti che tutti o quasi credono! Intanto il governo si propone di inasprire i tagli di bilancio, in particolare agendo su pensioni e stipendi di dipendenti pubblici, tagli che non erano previsti prima dell'intervento di Moody's, e non saranno facili nemmeno all'interno della maggioranza di destra, per non dire nel paese. E siamo arrivati a parlare della sinistra.

Nella convenzione socialista che lo ha ufficialmente candidato alle prossime presidenziali, Hollande dopo essersi riferito ai giovani del maggio '68, a quelli che affermavano che un altro mondo è possibile fino agli odierni indignados come nutrimento della gauche, ha parlato della "violenza infernale della speculazione finanziaria" e del fatto che "le banche sono una cosa troppo seria per lasciarle ai banchieri", mentre Aubry tornata al suo ruolo di primo segretario del PS, dava la carica affermando che "le primarie sono state il primo atto dei cittadini per la democrazia e contro il predominio dei mercati" e Hollande concludeva "ieri era il tempo del dibattito, oggi è quello della lotta". A mettere altra carne al fuoco è arrivato a Parigi Joseph Stiglitz, che dismessa la parka rossa che portava a occupy Wall Street e indossato un completo blu con cravatta, non ha però rinunciato a denunciare la follia di una politica dei tagli di bilancio, e l'idiozia di un sostegno cieco alle banche, ovvero senza mettere mano alla loro governance, né poteva mancare la critica alla debolezza politica della UE, insomma ricordando a tutti che l'economia è sempre, oggi più che mai, economia politica, altro che oggettività dei mercati. E nel dibattito che si è sviluppato tra economisti, ma a ascoltarlo c'erano anche molti comuni cittadini, Stiglitz a Parigi è quasi una rock star, qualcuno si è lanciato in previsioni, gli ottimisti si sono riferiti al 2014/15 come data di una possibile ripresa e qualche pessimista ha parlato di 15 (quindici) anni, prima che il sistema economico mondiale raggiunga un nuovo equilibrio, e non senza passare attraverso una sequenza caotica con probabili catastrofi al seguito. Era un convegno scientifico, ma non si può fare a meno di pensare alla crisi del 29/30 del secolo scorso, quando un nuovo assetto dell'economia politica mondiale venne raggiunto appunto dopo 15 anni e una guerra mondiale, cioè nel 1945. Infine giovedì sera Sarkozy dovrebbe (di questi tempi il condizionale è d'obbligo) parlare ai francesi, intervistato sulle due maggiori reti televisive in diretta dall'Eliseo per novanta minuti. All'ordine del giorno la crisi, i suoi amici fanno balenare l'immagine di Churchill salvatore d'Europa, i suoi detrattori lo vogliono tutto impegnato in difesa del suo particulare, per risalire nei sondaggi che oggi lo danno al 24 percento di gradimento. Da ultimo i bleu sono stati sconfitti nella finale dei mondiali di rugby, dopo esseri battuti fino allo stremo e avere ben giocato, e l'intera nazione ne è stata commossa. Se il presagio sia positivo o negativo è difficile dire, certo la partita è stata bella.

 

 

Parole chiave: merkel, sarkozy, unione europea, moody's
Categoria: Politica, Economia
Luogo: europa