09/11/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Intervista al professor Massimo Zucchetti, professore di Impianti Nucleari al Politecnico di Torino

Il rapporto dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (Aiea) sul programma nucleare iraniano ha destato molte domande, sia sulle ripercussioni future che sui reali contenuti delle osservazioni che l'agenzia Onu muove al governo di Teheran. PeaceReporter lo ha chiesto a Massimo Zucchetti, ingegnere nucleare, professore ordinario di Impianti Nucleari al Politecnico di Torino, coordinatore del progetto Scienziati per la Pace.

Professor Zucchetti, quali sono le sue sensazioni sui contenuti del rapporto?
Posso raccontarle un po' i commenti che mi arrivano dall'Iran, dove per due anni e fino al 2008 sono stato professore aggiunto all'Università di Shiraz, e dove ho mantenuto contatti con i colleghi. Le versioni che girano cominciano ad essere non così concordi nel negare questi fatti come in passato. Da alcune parti si inizia a dire che pur essendo questi dati sospetti, in quanto provenienti dall'intelligence Usa e non da indagini sul campo dell'AIEA, nei centri di ricerca più che nelle università iraniane, si possa essere fatto un ulteriore passo avanti nell'esplorazione di quella che è la tecnologia nucleare bellica. In parole povere l'arricchimento di uranio oltre ogni limite compatibile con fini civili. Sentire proprio i vecchi colleghi dire che non sanno se possa essere una ennesima bugia o una strumentalizzazione del loro governo a scopi di egemonia locale, ma che non possono neanche negare fino in fondo che ci possa essere un elemento di verità, fa riflettere. Questo, potrebbe spiegare perché ci sia stata un'accelerazione delle pressioni sull'Iran.

Da un punto di vista tecnico-scientifico, quanto ritiene possibile che l'Iran sia in grado di costruire testate nucleari?
Difficile dirlo. Per fare una bomba atomica e sistemarla su un vettore in grado di trasportarla, ci vogliono l'una e l'altro. Per fare la bomba atomica occorre uranio arricchito o plutonio, se fosse una bomba vecchio stile, e altra tecnologia non banale. Servono dunque tre passaggi: uranio, vettori e tecnologia. L'uranio, rispetto a queste informazioni, sembra assodato che sarebbero in grado di produrlo. Anche velocemente. Anche se le autorità iraniane hanno sempre sostenuto che l'arricchimento dell'uranio era solo destinato a un reattore legato a fini idi ricerca scinetifica, come hanno fatto in passato i giapponesi. Senza per questo avere bombe atomiche. I vettori li hanno, visto che un accordo con la Corea del Nord li ha forniti di mezzi adeguati a colpire Israele. L'unica incognita è se hanno la tecnologia necessaria a fabbricare la bomba atomica funzionante, ma è anche vero che si parla di una tecnologia anni Quaranta e quindi, volendo, non mi sento di escludere che uno stato come l'Iran sia in grado di fabbricarla.

Resta la perplessità rispetto a un sistema internazionale che ritiene di poter scegliere quali Paesi siano in grado di detenere armi nucleari e quali no. Oppure che a Israele non chiede conto del suo arsenale militare.
Sono due aspetti di assoluta ipocrisia. Il trattato di non proliferazione nuclerare sancisce una discriminazione di fatto tra coloro che hanno la bomba e sono autorizzati ad averla e gli altri. Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia. In seguito sono state perdonate, in cambio del via libera all'invasione dell'Afghanistan, India e Pakistan. Di Israele non si dice nulla, anche se si sa almeno dal 1968 che ha a disposizione bombe atomiche e gli si permette di continuare a negare di possederle e di negare a chiunque l'ingresso nel suo territorio per verificarne l'esistenza.La stessa, identica, risposta che all'Iran non è concesso di dare. Questa ipocrisia totale rimane sullo sfondo. Per l'Iran, dopo il 2009, da quando ho iniziato a insegnare negli Usa, non ci posso più entrare e raccolgo solo le preoccupazioni dei miei ex colleghi.

Quanto, a suo avviso, l'Aiea può considerarsi un'agenzia indipendente?
Al di là della resipiscenza di indipendenza dimostrata dal vecchio segretario, El Baradei, che negò l'esistenza delle armi di distruzione di massa in Iraq e per questo vinse i premio nobel per la pace, la situazione dell'Aiea è peculiare. L'agenzia da un lato deve sorvegliare la non proliferazione e il buon funzionamento degli impianti nucleari esistenti, dall'altro lato però deve promuovere pesantemente l'utilizzo della energia nucleare nel mondo. Questi due aspetti rappresentano un palese conflitto d'interessi. Detto questo, però, c'è un po' di tutto all'interno dell'Aiea, come in Iran. L'università di Shiraz, come dicevo, quella più progressista e che ha pagato un prezzo ali moti del 2009-2010. se sentiamo altre persone, però, magari all'interno dell'establishment nucleare iraniano, che considera il programma anche sotto un aspetto di prestigio e predominio regionale, e non si vede perché l'Iran dovrebbe rinunciare. È, al solito, una commistione di aspetti tenici e politici, dove è difficile individuare la verità.

Christian Elia

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