Ordinamento politico: Repubblica islamica
Capitale: Teheran Superficie: 1.648.000 Kmq (5 volte e mezza l'Italia) Popolazione:
66 milioni; 51% persiani, azerbaigiani (azeri) 24%, curdi 7%, arabi 3%, 15% altri
Lingue: farsi (persiano)
Religione: musulmani sciiti 94% (religione di stato), musulmani sunniti 5%, altri
1%
Alfabetizzazione: 71% (Italia: 98%)
Mortalità infantile: 30 per mille (Italia: 5,7 per mille)
Speranza di vita: 68 M, 71 F (Italia: 76 M, 82 F)
Popolazione sotto la soglia di povertà: 53%
Prodotti esportati: petrolio, tappeti, prodotti agricoli
Debito estero: 8 miliardi di $
Spese militari: 7,5% del Pil (Italia: 1,8% del Pil)

GEOGRAFIA
L’Iran confina con, da nord a sud, l’Azerbajgian, l’Armenia, la Turchia, l’Iraq,
il Pakistan, l’Afghanistan e il Turkmenistan. Il Paese si affaccia a nord sul
Mar Caspio e sul golfo Persico a sud-est. Notevole il contrasto tra le catene
montuose che circondano la depressione interna senza sbocco al mare con deserti
sabbiosi, causa della penuria d’acqua che affligge il Paese. La zona è ad alto
rischio sismico, come dimostrato dal terribile terremoto del dicembre 2003 che
ha colpito la città di Bam causando la morte di 30mila persone. L’Iran è uno dei
maggiori produttori mondiali di petrolio.
SOCIETA'
La popolazione iraniana è in media giovanissima. La spinta riformista parte proprio
da loro, soprattutto in ambito universitario. Molti intellettuali e qualche esponente
politico appoggia un movimento che, durante i moti della primavera del 2003, ha
preso coscienza di sé. La base riformista si oppone al clero conservatore, ma
ormai è lontana anche dalla leadership riformista, incarnata da Khatami, accusata
di non essere stata capace di avviare un processo riformista profondo quando era
al potere. La vittoria di Ahmadinejad ha portato al potere la generazione di coloro
che ha combattuto la guerra contro l'Iraq, animata da una visione oltranzista
in politica interna ed estera. Le tensioni sociali, acuite dagli anni del liberalismo
di Khatami, covano sotto la cenere.
Per saperne di più: Persepolis e Persepolis 2, di Marjane Satrapi, edizioni Sperling & Kupfer, Tre gocce di sangue e Il gufo cieco, di Sadeq Hedayat
ECONOMIA
L’80% delle attività produttive del Paese è ancora in mano allo Stato. Le entrate
petrolifere sono consistenti, ma la gran parte della popolazione vive sotto la
soglia della povertà. La produzione agricola non copre il fabbisogno nazionale
anche a causa della scarsità dell’acqua. Parecchio sviluppato l’allevamento, soprattutto
degli ovini.
POLITICA
Le elezioni del 20 febbraio 2004 sono molto attese. I conservatori vogliono sfruttare
la delusione della base riformista per riprendere il controllo del Majilis (Parlamento
iraniano). Khatami dovrà scegliere: o si dimette e si mette a capo dell’opposizione
o sceglie il profilo istituzionale e perde l’appoggio della popolazione.
MASS MEDIA
La stampa è quasi totalmente controllata dai conservatori. Molte delle riforme
tentate da Khatami rispetto alla libera informazione si sono infrante contro i
veti del clero conservatore. Moltissimi gli editori e i giornalisti incarcerati
e censurati. Ridotta la diffusione delle televisioni satellitari e problematici
gli accessi a Internet.
STORIA
Durante la seconda guerra mondiale, nel 1941, le truppe
sovietiche e inglesi invadono l’Iran, che pure si era mantenuto neutrale nel
conflitto. Il monarca Reza Shah abdica in favore del figlio Mohammed Reza
Pahlevi. La monarchia iraniana dello scià Reza Pahlevi si caratterizza per la
progressiva affermazione della sinistra nazionalista capeggiata dal primo
ministro Mohammed Mossadeq, favorevole alla nazionalizzazione del petrolio
tramite l’esproprio delle compagnie inglesi e americane. Nel 1953 un colpo di
stato
organizzato dalla Cia rovescia Mossadeq (che viene imprigionato a vita) e
restituisce il potere assoluto allo scià Pahlevi, alleato delle potenze
occidentali. I golpisti attuano una sanguinosa repressione nei confronti dei
nazionalisti e delle forze di sinistra, che presto passano alla clandestinità
(il Fronte Nazionale di Mossadeq e il Partito Comunista Tudeh) e alla lotta
armata (i fedayin, guerriglieri marxisti). Lo scià, puntando sul petrolio
concesso in sfruttamento alle multinazionali straniere, persegue la
modernizzazione dell'Iran basandosi su modelli occidentali, suscitando così
l'ostilità dei settori tradizionalisti del clero sciita guidato dall'ayatollah
Ruhollah Khomeini. Nel 1963 il malcontento dei commercianti, dei religiosi e
degli studenti animano la cosiddetta ‘rivoluzione bianca’, basata su una serie
di proteste popolari finalizzate all’ottenimento di una serie di riforme in
senso democratico da parte della monarchia. Lo shah, in parte, accoglie le
richieste del movimento popolare di protesta, ma poco dopo torna a prevalere
l’aspetto poliziesco del regime, che ha il suo braccio armato nella temuta
Savak, la polizia segreta. Khomeini, dall’esilio parigino dove era stato
confinato dopo le proteste del ‘63, incita le folle iraniane alla rivoluzione
islamica e i mujaheddin a combattere contro lo scià, che infatti nel 1979 viene
costretto alla fuga da imponenti manifestazioni popolari.
Khomeini torna in patria e instaura una repubblica islamica che si trasforma
rapidamente in un regime teocratico che non lascia spazio alle forze laiche
nazionaliste e tanto meno a quelle della sinistra marxista (che organizza la
resistenza armata dei Mujahedin del Popolo). Alla fine del 1979 un gruppo di
studenti sostenitori del nuovo regime occupa l'ambasciata degli Usa a Teheran,
prendendo in ostaggio tutto il personale americano per mesi e mesi. Dopo un
fallito blitz militare americano nell'aprile del 1980, gli ostaggi vengono
liberati solo nel gennaio 1981 alimentando ulteriormente la tensione tra Washington
e Teheran.
Gli Stati Uniti decidono di fornire appoggio militare all'Iraq di Saddam
Hussein, cha ha invaso l’Iran nel 1980 per prendere il controllo dello Shatt
el-Arab (confluenza di Tigri e Eufrate). Dal 1980 al 1983 vengono giustiziate
più di 6mila persone: l’opposizione interna al regime degli ayatollah viene
annientata. Il conflitto prosegue fino al 1988, provocando la devastazione del
paese e la morte di oltre un milione di iraniani. Alla morte di Khomeini, nel
1989, il posto di suprema guida spirituale della nazione viene preso dal
conservatore radicale Ali Khamenei. Alla presidenza della repubblica (carica
non più formale come in precedenza) viene eletto invece Ahbar Rafsanjani, di
orientamento più moderato e filo-occidentale.
I tentativi di quest'ultimo di normalizzare i rapporti con l'Occidente vengono
annullati dalla politica anti-statunitense e anti-israeliana dei
"falchi" del regime, che continuano a promuovere la guerriglia di
Hezbollah in Libano e a sostenere alcuni gruppi terroristici palestinesi. La
sfida di Rafsanjani viene rilanciata con più forza dal suo successore, il
presidente Mohammed Khatami, trionfalmente eletto nel 1997 grazie alla promessa
di aprire l'Iran all'Occidente, alla modernità e alla democrazia.
Ma il clero conservatore, legato all'ayatollah Khamenei, riesce a mantenere
saldamente il controllo delle istituzioni-chiave dello Stato iraniano
(l'esercito, i servizi segreti, la polizia, la magistratura soprattutto grazie al potere del Consiglio
dei Guardiani), boicottando la politica riformatrice di Khatami e reprimendo
ogni forma di dissenso. Alle elezioni del 2000 i riformisti del presidente
Khatami ottengono una schiacciante maggioranza in parlamento, ma questo non si
traduce in un'accelerazione delle riforme democratiche. Anzi, i conservatori di
Khamenei si irrigidiscono ancor più sulle loro posizioni. La situazione
politica interna dell'Iran si fa sempre più incandescente.
La società civile iraniana - soprattutto i giovani, che rappresentano oltre la
metà della popolazione - mostra crescenti segni di insofferenza non solo verso
il regime conservatore dell'ayatollah Khamenei, ma anche verso i riformisti di
Khatami, mostratisi incapaci di mantenere la promessa di democratizzare il
sistema politico iraniano, che rimane invece dominato dal clero conservatore.
Ogni tentativo di riforma è stato bloccato e ogni dissenso punito con la
censura, il carcere e la pena di morte.
Le manifestazioni studentesche a sostegno della democrazia della primavera 2003
vengono represse con violenza dalla polizia e dalle milizie filo-governative e
additate dal governo come rivolte ispirate dagli Stati Uniti. Le critiche
suscitate dalla dura repressione delle proteste, sottolineate a livello
internazionale dall’assegnazione ad ottobre 2003 del premio Nobel per la pace
a
Shirin Ebadi, attivista per il rispetto dei diritti umani, hanno spinto
l’establishment iraniano a impegnarsi nel recuperare credibilità. L’adesione al
trattato di non proliferazione nucleare dell’ottobre 2003 sembrava un segno in
questa direzione.
L’anno nuovo è però cominciato nel segno della reazione dei ceti conservatori.
Il Consiglio dei Guardiani dichiara inaccettabili più di tremila candidature di
elementi riformisti vicini al leader Khatami. L’ondata di proteste è massiccia,
ma la spaccatura tra la base riformista e i vertici sembra sempre più profonda.
La tornata elettorale del 20 febbraio 2004 condanna le mancate riforme di
Khatami consegnando la maggioranza parlamentare ai conservatori. Il trend si
conferma alle presidenziali del giugno 2005, quando l'ultraconservatore Mahmoud
Ahmadinejead, ex sindaco di Teheran ed ex Guardia della Rivoluzione, diventa il
nuovo Presidente della Repubblica Islamica. Le trattative con l'Unione Europea
per uno sviluppo solo civile del programma nucleare iraniano conoscono una
battuta d'arresto. Le relazioni internazionali di Teheran si raffreddano sempre
più, anche per il sempre maggior coinvolgimento in Iraq, del quale Washington
accusa il regime degli ayatollah. La retorica aggressiva di Ahmadinejad,
soprattutto quella contro Israele, comincia a preoccupare i vertici iraniani
che sembrano allontanarsi da lui e, alle amministrative di dicembre 2006, lo
schieramento del presidente ha una sonora battuta d'arresto. Sempre a dicembre
2006, con la risoluzione 1737 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite,
vengono approvate una serie di sanzioni (per il momento solo economiche) verso
Teheran. Le accuse di sviluppare un programma nucleare che, anche in mancanza
di prove certe, viene ritenuto pericoloso dalla comunità internazionale,
vengono ribadite a febbraio 2007, quando l’Agenzia Internazionale per l’Energia
Atomica denuncia l’Iran per la mancata sospensione del programma stesso, come
richiesto dalle Nazioni Unite.
Per saperne di più: Storia dell'Iran, di Farian Sabahi, Bruno Mondadori editore