Si scrive European Union Rule of Law Mission in Kosovo, si legge Eulex Kosovo. La più imponente missione civile dell'Unione Europea, nata a febbraio 2008 e con sede a Pristina, è figlia di un numero: 1244 è la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu che nel 1999 ha dato vita ad Unmik, missione con cui il Kosovo fu posto sotto protettorato internazionale.Dalla stessa 1244, trae ispirazione Eulex con il compito di accompagnare le autorità locali del neo-Stato attraverso un'azione di "Monitoring, Mentoring and Advising".
Dunque, ufficialmente, in Kosovo vige ancora la 1244 che definisce il territorio kosovaro sotto sovranità serba. Né Onu, né Ue considerano il Kosovo come Stato. Sono i singoli Paesi che decidono, autonomamente, se riconoscerne l'indipendenza. Ad oggi se ne contano ottantacinque.
Le tre direttrici di Eulex sono polizia, dogane e giustizia, compresi limitati poteri esecutivi in alcune aree: crimini interetnici e di guerra, criminalità organizzata, corruzione e problematiche relative alla proprietà privata.
Il mandato dà tempo fino al 14 giugno 2012, ma è prevedibile un rinnovo.
Un obiettivo più che ambizioso che l'Ue ha deciso di affrontare con un budget annuale di 165 milioni di euro e circa 2800 persone, tra internazionali e locali. L'Italia è il suo maggior contributore, con elementi provenienti da Guardia di Finanza, Ministero della Giustizia e Carabinieri.
Il quadro della missione è chiaro. Ma a tre anni dal via, Eulex non sembra funzionare come avrebbe dovuto. Nebuloso il bilancio e numerose le critiche tra istituzioni e opinione pubblica. Appena si nomina la missione c'è chi alza gli occhi al cielo, qualcuno confessa, off the record, che è un "fallimento totale", qualcun altro dice che non può rispondere altrimenti "domani lo cacciano" e per le strade si legge ancora "Eulex made in Serbia".
Dal vicino quartier generale dell'Unmik a Pristina le risposte sono "neutral" come il loro status. Sarebbe come parlar male di un parente perché, in un certo senso, è parte di loro, ma riconoscono le difficoltà del mandato Eulex che deve convivere con universi legali paralleli. Il paradosso giudiziario, infatti, è il più grave: in alcuni casi si applica ancora il vecchio codice jugoslavo, poi esistono le norme di Unmik, e in ultimo gli atti del parlamento di Pristina, nato dall'indipendenza del 2008. Poiché lo status della missione è neutrale, se si applicano le norme di Pristina, di fatto si riconosce l'ordine legale derivato proprio dall'indipendenza.
L'Ambasciatore d'Italia a Pristina, Michael Louis Giffoni, ha contribuito a scrivere il mandato di Eulex e spiega meglio cosa è andato storto sin dall'inizio: "Quando a Bruxelles scrivevamo il mandato, ci confrontavamo con quella che era la prospettiva di una realtà che non poteva tener conto delle complessità della situazione".
"In realtà - continua Giffoni - arrivata nel 2008, Eulex si è trovata in uno stato tra realtà e virtualità e di fronte ad istituzioni kosovare che non potevano essere considerare come enti statali veri e propri".
C'era un problema di fondo che, secondo Giffoni, l'ha resa "gravemente impedita" e ora il modo per uscirne è una revisione funzionale che stanno studiando a Bruxelles, dove, però, si riscontrano numerose vischiosità burocratiche.
Occorre, e occorreva già nel 2008, "una struttura agile, basata sul suo duplice mandato: da un lato assistenza e monitoraggio e dall'altro funzioni esecutive in alcuni settori critici, e non una macchina elefantiaca come quella attuale con una sovrapposizione di livelli poco funzionali e di scarsa efficacia sulla società che vuole aiutare a sviluppare".
"A ciò si aggiungono effetti un po' da psicodramma derivanti dal rapporto con la società kosovara che ha risentito di un equivoco di fondo: c'è stata la percezione che Eulex dovesse subentrare a Unmik nella sua funzione di vera e propria gestione del territorio. Da qui in poi - conclude l'Ambasciatore - non è stato più possibile fare un bilancio oggettivo".
Bilancio positivo, invece, per l'Ambasciatore Fernando Gentilini, Senior Adviser on Western Balkans presso il Consiglio dell'Ue. "La missione ha avuto i suoi tempi di dispiegamento, ma una volta operativa su tutto il territorio ha iniziato a lavorare efficacemente", anche se ammette che i progressi sono più evidenti in alcuni campi (la polizia e le dogane) che in altri (la giustizia). Le dimensioni della missione, però, proiettano all'esterno un'impressione di scarsa agilità ed efficacia. "In realtà - spiega Gentilini - Eulex sconta anche e soprattutto la difficoltà dell'opinione pubblica nel decodificare il suo mandato. Il lavoro quotidiano della missione di monitorare e assistere le istituzioni locali passa spesso in secondo piano".
Il Colonnello Giacomo Mastrapasqua, responsabile dei sessanta Carabinieri del CRC group (gruppo di controllo per le folle e le rivolte), l'assetto italiano dell'Arma interno ad Eulex, parla di un futuro "impegnativo sul piano operativo". Una visione che contrasta con un dato reale: la riduzione, ad agosto, del 40 percento degli uomini, motivata da un ottimismo politico, nonostante i recenti scontri a Nord.
Secondo Mastrapasqua, l'Ue sta facendo sforzi notevoli, che vanno contestualizzati in un periodo di forti tensioni socio-politiche e di crisi economica: "I progressi possono sembrare lenti, ma vanno misurati con il metro della storia e non con quello della cronaca".
Ormai i Balcani, spiega fiducioso Mastrapasqua, si avviano verso un processo di integrazione europea da cui non possono prescindere e anche i più euroscettici ne sono consapevoli. Euroscettici o eurocredenti che siano, Eulex resta un banco di prova che l'Unione Europea non ha ancora superato.