10/11/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Il nuovo esecutivo capeggiato da Loukąs Papadimos e sostenuto dall'accordo tra il centro-sinistra del Pasok, il centro-destra di Nea Dimocratia e, con ogni probabilitą, la destra del Laos

Da Atene
Margherita dean

La composizione dell'esecutivo sarà resa nota domani ma Papadimos, già presidente della Bce, è certo che sarà Primo Ministro di un Paese il cui futuro è sempre più fosco.

Viste le nuove tormente in corso in eurolandia, che oramai rendono il ''problema Grecia'' un fastidio da eliminare più che affrontare, non è un caso che borsa di Atene, confindustria e camera di commercio ellenici esultino alla prospettiva di un ''loro'' tecnocrate al vertice dell'esecutivo.

L'uomo dei mercati e delle banche è stato prescelto dopo cinque giorni di trattative che, spesso, hanno dato l'impressione di attorcigliarsi su un consenso inesistente, una ''unità nazionale'' che dovrebbe garantire la stabilità politica necessaria ai passi successivi della Grecia. Però, di tale unità dopo giorni di voci e smentite spesso al limite del ridicolo, è lecito dubitare.

Il cambio di governo si era reso necessario a seguito del sostanziale veto che l'Europa aveva esercitato sul primo ministro uscente, Ghiorgos Papandreou, circa il referendum che avrebbe dovuto far decidere i cittadini greci del patto sull'euro del 27 ottobre.

Sconfitto dai partner europei e, prima ancora, dalla società greca, Papandreou, venerdì 4 novembre, ha chiesto e ottenuto la fiducia di un Parlamento che gliel'ha concessa solo a patto di dimettersi per formare un nuovo esecutivo.

Quella sera, Papandreou disse che le elezioni andavano evitate. Eppure era egli stesso che, meno di una settimana prima, aveva dichiarato di voler chiedere ai greci cosa ne pensassero di ulteriori anni di austerità. Una sorta di minimo democratico necessario era improvvisamente divenuto un elemento che avrebbe turbato la normale gestione dell'anomalia generata dalla crisi.

È così che domenica hanno avuto inizio trattative tra il Pasok e la Nea Dimocratia, capeggiata da Antonis Samaràs; una scelta obbligata questa, visto che la Nea Dimocratia è il maggior partito dell'opposizione, mentre le sinistre avevano già rifiutato ogni dialogo.

Da parte sua, Antonis Samaràs ha dovuto retrocedere su tutte le condizioni che aveva posto. Pressioni europee e nazionali, esercitate sui vertici del partito di centro-destra, hanno portato al risultato di oggi.

Si tratta di un governo che, seppur provvisorio, nessuno sa quanto durerà. Si era parlato del 19 febbraio, data nella quale indire le elezioni fortemente volute da Samaràs, eppure la Presidenza della Repubblica, nel suo comunicato ufficiale, non accenna al tempo di vita del governo di Papadimos. D'altra parte, è innegabile che le settimane necessarie a predisporre le condizioni di erogazione della sesta e settima tranche del debito del 2010, saranno necessariamente molte. Questo, infatti, sarà lo scopo principale del nuovo esecutivo che, per di più, doveva essere un governo tecnico. Di ''tecnico'' avrà, probabilmente, solo il primo ministro ma non gli altri membri del consiglio; fra questi figureranno anche deputati della Nea Dimocratia, fatto a lungo osteggiato da Samaràs che non desiderava bruciare carte eventualmente vincenti alle elezioni. Sembra, questa, l'ammissione che il nuovo governo avrà costi elettorali per tutti i partiti che lo compongono.

Stante che un governo non eletto dovrà esercitare politiche economiche determinate dai creditori della Grecia e stante che le decisioni influenzeranno il Paese per almeno un decennio, quello che resta da vedere è la qualità del consenso che Papadimos riuscirà a ottenere dalle forze politiche greche che lo dovrebbero sostenere.

 

Parole chiave: Grecia, esecutivo, Primo Ministro, Crisi, Politica
Categoria: Politica
Luogo: Grecia