I tempi sono di una chiarezza assoluta. Il Capo dello Stato sabato incasserà il voto finale sul disegno di legge di stabilità, che venerdì 11 è passato al Senato.Subito dopo le dimissioni di Berlusconi. Domenica mattina l'incarico esplorativo potrebbe essere affidato al candidato del Colle, che rimane Mario Monti.
Napolitano lo sta fortificando attraverso una serie di contatti internazionali (Obama, Sarkozy, Van Rompuy) e in questo si avverte come un'ondata di ritorno dalla shock della quota 308 subita da Silvio Berlusconi sul Rendiconto dello Stato, che ha aperto ufficialmente la crisi di governo.
Le reazioni dei mercati, fra i punti base dello spread e i rimbalzi dei listini, hanno detto di un sostanziale gradimento per le ipotesi chiare del Colle, che ha giocato con una vera stoccata l'economista bocconiano a senatore a vita per iniziare il difficile lavorìo di chi deve costruire una solida maggioranza su un'ipotesi non digeribile da tutta la maggioranza.
A esser malfidenti, poi, verrebbe da chiedersi se l'effetto scivolone di Mediaset non sia già stato assorbito nella psicologia di Berlusconi, tanto da tornare in qualche maniera indietro. Recalcitrare, verbo da cavalli impauriti, o da bambini stizzosi. Ma il meno dodici per cento che lo avrebbe portato a chiamare il Colle e dare il primo via libera a Monti non è cosa da dimenticare così in fretta. E Fedele Confalonieri si dice preoccupato per quel che accadrà alle aziende berlusconiane un minuto dopo le dimissioni.
Se sarà Monti, difficile ma non impossibile pensare che ci sia un cambio in corsa (gli analisti danno quote anche a Dini e Amato), domenica sera avremo la lista dei ministri. Martedì e mercoledì i passaggi alle Camere. Il buon risultato, per chi vuole Monti, è il via libera di Di Pietro. Ma il Pdl è spaccato tra i 'fascisti' come li chiama Frattini e tutta la grande componente democristiane sotto forza italiote spoglie. Dovrebbe essere un governo più tecnico che politico, dovrebbe e potrebbe essere un governo dalla lista dei ministri corta, ci avvisa il Corriere della Sera che Monti l'ha lanciato da tempo. Sabato i giochi si dovranno chiarire per forza. Comunque vada un governo con l'ansia da voto singolo (ricordate l'ultimo Senato risicato nei numeri del centrosinistra dove non si poteva nemmeno andare a fumare una sigaretta per non finire sotto in una votazione?) non potrebbe durare. E lo stesso Bersani (il concetto è vicino a quello di Di Pietro, che ha chiesto di sapere la data delle elezioni) ha iniziato a dire che il voto non è così lontano. Imprese, banche e sindacati. Tutti chiedono governo subito. Ma la Cgil insiste per bocca della Segretaria generale a ricordare che l'evolvere naturale di una crisi di questo genere è il voto. Per questo all'appello dell parti sociali e delle banche manca la firma Cgil.
Alle 18 di sabato 12 novembre è fissato il Consiglio dei ministri. Quello in cui Silvio Berlusconi dovrebbe finalmente pronunciare la parola dimissioni.
Come sono riusciti a infliggere almeno cinque mesi di ulteriori perdite alle casse dello Stato, cioè alle tasche dei cittadini, gli 'onorevoli' della maggiornaza- a partire dal capo in uscita - non rinunciano al privilegio dei bizantinismi, o al disperato atto di sopravvivenza politica e di casta, fino all'ultimo secondo. Minimo comun denominatore, i propri personalissimi interessi.
Angelo Miotto