16/11/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Dopo lo sgombero e una giornata ad alta tensione, i manifestanti sono tornati a Zuccotti Park. Ma qualcosa è cambiato. Il racconto da New York

Michele Primi,
da New York


Al termine di una lunga giornata, una canzone risuona a Liberty Plaza: "We are marching to the beat, of Occupy Wall Street". Paul Stein la suona incessantemente dal 23 ottobre con la sua fisarmonica (video): "E non ho nessuna intenzione di smettere", dice mentre sfila intorno a Zuccotti Park, tra due file di poliziotti nervosi e sempre più stanchi. "Voglio andare a casa" sospira un agente.

La caccia è cominciata alle nove di mattina. Gli occupanti sgomberati nella notte da Zuccotti Park si radunano a Juan Pablo Durante Square, all'angolo tra Canal Street e 6th Avenue. "Mic check, mic check", il megafono umano che fa girare le informazioni non si ferma un attimo: "Non perdete la testa. State calmi. Se avete bisogno di aiuto, parlate con le persone che vi stanno accanto." Il primo messaggio arriva dai medici volontari. La tenda che serviva da infermeria è stata distrutta, e tutti i medicinali sequestrati.

Luke ha 29 anni, viene dal Connecticut ed è un ex sommozzatore dei marines: "Due settimane fa ho deciso di venire a New York. Il movimento è andato oltre l'occupazione di Zuccotti Park. E' un esercizio di democrazia, stiamo cercando dei nuovi modi di creare una vera democrazia
in questo Paese, superando gli ostacoli che ci vengono messi davanti. Vogliamo mostrare a tutti che si può fare, e per questo non ce ne andremo". In pochi minuti, Luke e il suo team di medici raccolgono 350 dollari in offerte, e vanno a ricomprare le medicine.

A Durante Square ci sono circa cinquecento persone, e le telecamere di tutti i media nazionali, che trasmettono in diretta in inglese e spagnolo. L'attenzione dell'opinione pubblica sembra essere molto alta, rispetto ai numeri della protesta. "Quando siamo arrivati a Zuccotti Park ci hanno detto che ci avrebbero arrestati tutti. Ora dicono la stessa cosa. La paura non ci deve fermare" gridano i manifestanti.

Alle dieci arriva una delegazione di religiosi, cattolici ed ebrei. Il reverendo Paul Maier prende la parola tra gli applausi: "Quello che sta succedendo è un regalo, è il segno di una profonda trasformazione. Qui non si discute dell'occupazione di Zuccotti Park, ma di come funziona la nostra società. Non si può sgomberare il 99 per cento dell'America". Si discute sul ruolo della Trinity Church, la chiesa all'angolo tra Wall Street e Broadway che nelle ultime settimane ha appoggiato il movimento, ma che è anche proprietaria dello spazio recintato che si trova alle spalle di Durante Square. I ragazzi aprono un cancello ed entrano, occupandolo con le ultime tende rimaste e con lo striscione "Occupy, Liberate".

Elan, uno studente della NY Unuversity di 23 anni dice: "Questo è un movimento che apre spazi di libertà".
"Insieme possiamo mettere a posto le ingiustizie della nostra economia - dice David Siroonian, un insegnante di 32 anni della High School of Economics and Finance che ogni giorno dopo le lezioni è andato a manifestare a Liberty Park - lo sgombero è stata una mossa a sorpresa del sindaco Bloomberg, che ha tentato di dividerci tagliandoci la strada. Ma non ha funzionato: ora siamo più uniti di prima".

La sensazione, però, è che Occupy Wall Street sia chiuso in un vicolo cieco. Nelle manifestazioni, in America, non c'è molta possibilità di dialogo con le autorità. Alle undici arriva la polizia in assetto antisommossa. Gli attivisti urlano: "Questa è una manifestazione pacifica, lottiamo per la causa di tutti i lavoratori, anche dei poliziotti", tutti ripetono "il mondo ci sta guardando." Ma gli agenti di polizia (che mostrano sulle divise cognomi cinesi, latini, italiani e irlandesi) sono enormi e impassibili.

Un osservatore dell'associazione di avvocati National Lawyers Guild commenta: "Siamo impegnati nelle lotte sociali da almeno quaranta anni, e sappiamo cosa succede in questi casi. Stanno solo aspettando una decisione da parte della proprietà." Dopo pochi minuti, l'avviso: "Non siamo i benvenuti." La polizia entra con la forza e arresta quindici persone, tra cui un giornalista di Associated News e un reporter del Daily News. "Questo è il vero volto della democrazia" urlano i ragazzi agli agenti, che portano via anche un homeless in sedia a rotelle capitato per sbaglio in mezzo alla carica.

Le "hancduffs", le famigerate manette di plastica della Nypd, stringono i polsi di uomini e donne che non oppongono resistenza. "Dite i vostri nomi, fateci sapere chi siete" gridano gli avvocati della National Lawyers Guild. Ad ogni azione del movimento corrisponde un'immediata reazione della polizia. Viene da chiedersi quanto può resistere Ows con tutti questi arresti. Sono più di mille dall'inizio della protesta, sessanta giorni fa.

Ma mentre da Durante Square parte un corteo che sfila lungo Broadway verso Zuccotti Park, è evidente anche quanto è forte il sostegno dell'opinione pubblica. A Fulton Street, gli operai che stanno costruendo una nuova stazione della metropolitana suonano le sirene mentre passa il corteo. Davanti alla City Hall, gli impiegati in giacca e cravatta si sporgono dalle finestre degli uffici e gridano il loro sostegno. "Fuori dagli uffici, scendete in strada" gridano i manifestanti che sfilano dietro ad una statua della libertà di cartapesta. Come si può fermare una protesta che coinvolge tutte le classi sociali? La polizia ci prova interrompendo il corteo più volte, e chiudendo con una pattuglia di agenti in moto tutta Broadway. Il corteo si divide sui marciapiedi e continua la marcia. "Chi state proteggendo?" Sono molti i cittadini che parlano agli agenti in difesa dei manifestanti.

Il tradimento della Trinity Church è grande, così come l'errore del sindaco Bloomberg, "the millionaire", che è andato contro una decisione della corte suprema di New York che già in mattinata aveva giudicato legittimo il diritto dei manifestanti di tornare a Zuccotti Park. In nome della sicurezza e dell'igiene di una proprietà privata destinata all'uso pubblico, Bloomberg è caduto nella trappola del Primo Emendamento, intoccabile in America. "E' un atto politico, non una decisione sull'ordine pubblico, ed è grave" ripetono gli avvocati di Nlg.

I manifestanti sfilano per ore intorno a Zuccotti Park vuoto, presidiato dagli agenti. Paul Stein canta ancora la sua canzone: "Siamo il 99 per cento, il nostro reddito è crollato, i nostri risparmi bruciati. Wall Street ha causato tutto questo, quindi noi occupiamo per cambiare le cose." Finalmente, alle 18 le transenne vengono rimosse. I manifestanti rientrano nel parco, uno alla volta. Senza tende e senza sacchi a pelo, ma con tante bandiere americane, molti sorrisi e uno slogan: "Whose park? Our park!".
Finisce così il sessantesimo giorno di Occupy Wall Street.

Parole chiave: Occupy Wall Street
Categoria: Diritti
Luogo: Stati Uniti