17/11/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Lo spread ora spaventa anche Parigi e Madrid

Il mercato obbligazionario europeo è ancora in tensione. Ora il mirino sembra essere puntato su Francia e Spagna, dove lo spread rispetto al Bund tedesco, ha toccato i suoi massimi da quando è stato introdotto l'euro. Cosa sta accadendo? Ne abbiamo discusso con Michele Polo, professore Ordinario di Economia Politica presso l'Università Bocconi.

"Alla fine lo spread diventa una misura sintetica delle aspettative sulla finanza pubblica di diversi Paesi" dice Polo. "Le aspettative a loro volta riflettono quelle che sono le debolezze che il sistema paese conosce nella fase attuale. Per ciascuno dei Paesi che mano mano sono finiti sotto la pressione dell'aumento della spread ci sono delle ragioni che sono in parte differenti, legate alla specificità dei diversi Stati" aggiunte il professore.

La Spagna ad esempio, che oggi vive con lo spauracchio dello spread...
Per la Spagna una cosa è sicura: la crisi economica ha avuto un impatto estremamente pesante. La disoccupazione a Madrid ha raggiunto livelli record, 20 percento. La crisi legata alla bolla immobiliare è stata molto pronunciata. Quindi nella fase di enorme crescita dell'economia spagnola il settore immobiliare ha trainato l'andamento dell'economia creando una crescita dei prezzi delle abitazioni molto elevata. Tutto questo ha esposto molto il settore bancario. Quando poi la bolla è scoppiata in primo luogo le imprese di costruzione sono andate in crisi, poi il sistema bancario si è trovato, come detto, estremamente esposto e questo ha comportato uno squilibrio sia dal punto di vista finanziario che un impatto sull'economia reale, perché il settore delle costruzioni generalmente fa da traino e genera molto indotto. Da lì il tonfo a catena dell'economia spagnola.
Questo accade nonostante il debito pubblico di Madrid sia inferiore a quello del nostro Paese, comunque ha generato tensione anche sul sistema pubblico, perché quando il sistema bancario si indebolisce implicitamente ci si attendono delle politiche di sostegno da parte dei provvedimenti governativi perché non è possibile lasciare andare al collasso il sistema bancario perché poi avrebbe effetti sull'economia ancora più grandi di quelli che già da solo genera. Quindi un sistema bancario fragile implica forme di assistenza da parte del bilancio pubblico, come avvenuto negli Usa.
Quindi l'assistenza del pubblico al settore bancario porta la crisi che si era generata inizialmente nel settore bancario e va a scaricarsi sul settore pubblico dove ci si attende l'aumento di deficit e debito. A quel punto i titoli pubblici emessi per finanziare questo tipo di politica di assistenza al settore bancario, diventano poco attraenti per gli investitori e di conseguenza si alzano i livelli del tasso di interesse e quindi lo spread.

Ma c'è anche il mercato francese che sta facendo i conti con lo spread...
Quello che avviene in Spagna in parte accade anche in Francia. Però Parigi ha un settore pubblico ampio e un deficit corrente che ben più elevato dell'Italia. In Francia c'è un deficit che è meno sotto controllo rispetto al nostro paese, il debito pubblico è minore in Francia, tuttavia in questo momento Parigi, e la cosa è simile alla Spagna, ha un settore bancario estremamente esposto sia sulla Grecia che sull'Italia. Ci sono nei portafoglio-titoli detenuti dalle banche francesi forti consistenze di titoli del debito pubblico greco e italiano, che sono i due paesi ad oggi più pericolosi dal punto di vista degli investitori.

In tutto questo qual è il ruolo della Banca Centrale Europea?
Ma la Bce interviene e sta intervenendo nell'ultimo mese e mezzo per cercare di bilanciare le tensioni che avvengono sul mercato dei titoli di Stato. Quello che i giornali e le televisioni continuano a descrivere come speculazione, lasciando immaginare cose estremamente complicate, in realtà, in questa fase, è prima di tutto una normale operazione di riequilibrio dei portafogli che qualunque investitore farebbe se avesse investito la sua ricchezza in titoli di cui teme che il valore vada giù e che quindi tenti di vendere prima che questo avvenga. Di fatto, questo genera tutte le spinte all'aumento dello spread. L'unico modo per evitare che queste tensioni e le aspettative negative sui diversi stati di salute dei bilanci pubblici si scarichino sullo spread è quello di fare delle operazioni di compensazione esattamente di segno opposto. Quindi ad esempio se io voglio vendere dei titoli del tesoro italiani o greci, perché mi aspetto che domani valgano ancora meno, la Bce li compra senza richiedere uno sconto, quindi senza generare una pressione verso l'alto dei tassi d'interesse. Questo ha fatto la Bce che va ricordato non può agire come una banca centrale di un Paese. In sostanza la Bce agisce come investitore cercando di controbilanciare gli squilibri di mercato, ma può farlo fino a un certo punto.

Quali sono le sue previsioni per il medio termine, lo spread continuerà a salire o le decisioni politiche porteranno a un ridimensionamento della sua ascesa?
E' difficile dirlo perché se guardiamo a ciò che ci è più vicino cioè lo spread fra i Btp italiani e i bund tedeschi possiamo dire che quello che è avvenuto con il cambio di governo dovrebbe dare un contributo positivo, almeno nel medio periodo, all'andamento dello spread. Questo perché il nuovo esecutivo ha una credibilità nella realizzazione delle politiche del controllo del bilancio pubblico e si spera nel rilancio della crescita maggiore del governo Berlusconi.
Poi ciò che accadrà oggi o domani allo spread non possiamo saperlo perché in parte dipende dai nervosismi del mercato, da notizie specifiche e quindi è molto difficile da dire.

Alessandro Grandi

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