21/11/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Il presidente ritiene opportuno far rinascere l'esercito haitiano. Perplessa la comunità internazionale

Sembrava tutto deciso: Haiti avrebbe riorganizzato il suo esercito, abolito dall'ex presidente Jean Bertrande Aristide nel 1995. La notizia dei giorni scorsi aveva creato un po' di preoccupazione sia a livello nazionale che internazionale. L'esercito dell'isola caraibica, infatti, mai nella sua storia si era distinto per azioni di benevolenza ma quasi esclusivamente per violenze indiscriminate, abusi di potere, colpi di Stato.

Il neo presidente Martelly però, nel giro di poche ore ha fatto un mezzo passo indietro, forse perché incalzato dalla comunità internazionale che vede ancora nei caschi blu Onu presenti nel paese l'unica forza di sicurezza possibile. O forse perché si rende conto che la riorganizzazione di una forza militare potrebbe costare molto denaro, che oggi servirebbe di più alla ricostruzione del Paese.

In ogni caso sarà una commissione, probabilmente formata da civili, che entro 40 giorni dovrà stilare un documento nel quale descriverà il nuovo stile e la nuova forma dell'esercito haitiano. Il progetto dovrà essere presentato entro il prossimo 1 gennaio. Di fatto la volontà del presidente di rimettere in piedi l'esercito ha trovato nella popolazione un forte appoggio, dettato soprattutto dall'insofferenza cresciuta nel corso degli anni nei confronti dei caschi blu. "Da quel momento - ha detto il presidente Martelly durante le celebrazioni della giornata delle forze armate - potremmo iniziare a pensare al ritiro delle truppe Minustah (Missione di Stabilizzazione delle Nazioni Unite a Haiti). La Commissione dovrà lavorare con saggezza - ha aggiunto il presidente - e nel rispetto della Costituzione, consultando diversi settori".

Da più parti, però, c'è perplessità. Se da un lato i finanziatori maggiori dell'isola, Usa e Canada, hanno fatto sapere che il Paese ha diritto ad avere un esercito nazionale, dall'altro gli stessi paesi indicano quali siano le priorità da affrontare prima della creazione di una nuova forza militare, come ad esempio mettere un tetto sopra la testa a quelle persone che ancora oggi, a quasi due anni dal terremoto che ha devastato il Paese, sono senza abitazione.

Inoltre, sia Washington che Ottawa non vedono bene l'utilizzo delle risorse economiche piovute a Port au Prince per un esercito, visto che già è stata ricostruita la polizia nazionale che attualmente conta su circa 10mila nuovi agenti, i quali dovranno essere addestrati totalmente, e che avranno il difficile compito di mantenere l'ordine nel Paese.

"Data la storia militare di Haiti, la presenza di un esercito, anche se nuovo, potrebbe essere considerata come una minaccia per la sicurezza nazionale" ha detto Mark Weisbrot, del Washington Center for Economic and Policy Research.

Nessuno esclude infatti, che il ritorno delle divise possa accrescere il rischio di divisioni interne, lotte sociali e di conseguenza una nuova stagione del terrore.

 

Alessandro Grandi

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